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Allianz GI: se la Cina strarnutisce il resto del mondo si prende il raffreddore

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“La Cina starnutisce … e il resto del mondo si prende il raffreddore”. Il nuovo soggetto di questo detto, un tempo riferito agli USA, è la Repubblica Popolare Cinese, che oggi riveste un ruolo sempre più importante nell’economia mondiale.

L’outlook mensile di Allianz Global Investors si concentra su questo profilo: negli ultimi anni il Regno di Mezzo è stato il principale motore della crescita globale, non sorprende quindi che gli investitori guardino con apprensione alle ultime notizie negative provenienti dal fronte cinese:

o il Paese ha mostrato i primi segnali di una crisi di liquidità: il tasso overnight per le banche è salito temporaneamente dal 4% circa a oltre il 13% ed alcuni istituti di credito cinesi hanno registrato problemi di liquidità;

o l’indice dei direttori degli acquisti, HSBC Flash PMI, è sceso a quota 48,3, ben al di sotto della soglia di espansione pari a 50;

o il mercato azionario locale, misurato dallo Shanghai Composite, ha ceduto oltre il 15% nell’ultimo mese e si attesta ai minimi da gennaio 2009.

Le incertezze ed i timori sulla crescita pesano sui principali indici azionari di tutto il mondo. Un altro fattore che aumenta la volatilità, soprattutto in ambito obbligazionario, è l’incertezza sulle future manovre di politica monetaria della Federal Reserve negli Usa.

Il Presidente della Fed, Ben Bernanke, ha infatti annunciato il probabile ridimensionamento dell’attuale programma di acquisto di titoli obbligazionari da 85 miliardi di dollari al mese (il cosiddetto QE 3) a partire dalla fine del 2013. Anche se una drastica inversione di marcia sul fronte dei tassi di interesse risulta improbabile, dato il contesto di financial repression, nell’ultimo mese i rendimenti decennali di Bund tedeschi e Treasury americani sono saliti ancora, rispettivamente di 30 e 50 punti base.

Vi sono tuttavia due elementi che lasciano sperare in una lenta stabilizzazione dopo le recenti ondate di vendita sul mercato azionario e su quello del reddito fisso. Da un lato, la carenza di liquidità in Cina sembra voluta dalla stessa Banca Centrale Cinese (PBOC), la cui politica mira a limitare l’eccessivo ricorso al credito; i driver strutturali della crescita restano intatti.

Dall’altro, il possibile ridimensionamento del QE3 è indice di una ripresa dell’economia USA più robusta di quanto si pensasse. In caso contrario, la Fed è comunque pronta a intervenire. Anche in Europa gli indicatori più recenti segnalano per lo meno una stabilizzazione della congiuntura.

L’attuale situazione di ipervenduto e le valutazioni moderate dovrebbero sostenere le azioni e creare opportunità interessanti per gli investitori “più coraggiosi”, mentre il mercato obbligazionario evidenzia ancora qualche criticità.