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Allarmi per Hsbc e Deutsche Bank, la crisi bancaria ha un ritorno di fiamma

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Accenni di riproposizione in salsa 2009 per la crisi bancaria. In mattinata i mercati europei sono stati colpiti fin dai primi minuti dopo l’apertura da una nota di Morgan Stanley in cui gli analisti prospettavano per Hsbc la mancata distribuzione del dividendo e la necessità di una nuova infusione di capitali per 30 miliardi di dollari, qualora venissero confermate le previsioni di utili al di sotto delle attese. Successivamente, poco dopo le 11.00, Deutsche Bank ha reso noto di attendersi per gli ultimi tre mesi del 2008 una perdita di 4,8 miliardi di euro, che porterebbe il rosso del 2008 a circa 3,9 miliardi di euro.


A destare preoccupazione è in particolare il fatto che in entrambi i casi si tratta di due degli istituti finora meno colpiti dalla crisi finanziaria. Hsbc non ha finora nemmeno dovuto fare ricorso a ricapitalizzazioni. Deutsche Bank, che stima ora un Core Tier 1 capital ratio intorno al 10%, ha attribuito le previsioni negative alla situazione dei mercati che avrebbe impattato sugli utili dell’attività di trading. Sullo sfondo ci sono poi i problemi di Ubs, che nelle ultime due sedute ha ceduto quasi 10 punti percentuali in scia ai timori che il prossimo 10 febbraio la banca svizzera possa presentare perdite trimestrali che rumor di Borsa danno attorno agli 8 miliardi di franchi.

L’impatto sui titoli del settore di tutta Europa non si è fatto attendere. I bancari hanno ulteriormente esteso le performance negative di giornata, con lo Stoxx banche in calo del 9% e i maggiori indici europei caratterizzati da ribassi medi del 4 per cento. Non ha aiutato poi la decisione di Citigroup di anticipare al 16 gennaio la presentazione dei conti trimestrali originariamente attesi per il 22 gennaio, una scelta interpretata con sospetto dal mercato.

 

La giornata ha però visto anche novità sul fronte dell’aggregazione Deutsche Bank – Deutsche Postbank.

Dopo Commerzbank lo Stato tedesco si appresta a entrare, seppur in via indiretta, anche in Deutsche Bank. E’ questo l’effetto più dirompente della revisione dei termini della transazione con cui Deutsche Bank salirà nel capitale di Deutsche Postbank, la divisione bancaria delle poste tedesche.


A differenza di un primo accordo chiuso in settembre, che prevedeva l’acquisto da parte di Deutsche Bank di una quota del 29,75% di Deutsche Postbank per un esborso di circa 2,8 miliardi di euro, i nuovi termini prevedono che Deutsche Bank acquisisca 50 milioni di titoli Postbank, pari a una quota del 22,9% anche attraverso uno scambio azionario. Come conseguenza Deutsche Post salirà a circa l’8% del capitale di Deutsche Bank.


Non un effetto da nulla visto che la controllante Deutsche Post (con il 62% del capitale) è impresa ancora per il 30% sotto il controllo dello Stato tedesco. L’accordo Db-Dp dà dunque vita a una parziale nazionalizzazione di Deutsche Bank dopo che settimana scorsa il governo di Berlino aveva deciso a sorpresa di acquistare il 25% più un’azione di Commerzbank al fine di facilitare la fusione con Dresdner Bank.


L’operazione dunque sembra centrare diversi obiettivi. Da un lato Deutsche Bank riesce nel tentativo di adeguare il prezzo della transazione a valori più in linea con quelli attuali dei titoli Postbank, dall’altro il governo di Angela Merkel interviene con una nuova operazione di stabilizzazione.

 

(notizia aggiornata alle ore 17.00)