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Allarme del Financial Times sulle banche italiane nel giorno più lungo per Tremonti

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Il principale rischio alla stabilità finanziaria dell’Italia è il precario stato di salute del suo sistema bancario. Si apre così un commento che trova spazio oggi nella Lex Column del Financial Times.


Un allarme che arriva nel giorno in cui l’instabilità pare nascere invece dalla politica, con le voci poi rientrate di possibili dimissioni del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (assediato alla vigilia della presentazione della manovra) e con le indiscrezioni rilanciate da Repubblica secondo cui un possibile candidato a sostituire il super-ministro sarebbe il membro uscente del board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi.


Il problema italiano, almeno secondo il quotidiano della City, resta però nel credito. A causa di difetti strutturali del settore e della debolezza dell’economia.


La minaccia portata alle banche dal rischio sovrano secondo Ft è reale. Il quotidiano cita una stima di RBS Markets: le sei maggiori banche nazionali detengono titoli di Stato per 200 miliardi di euro, ossia circa il 13% del totale in circolazione.

 

Preoccupa inoltre la percepita mancanza di capitale. Unicredit e Intesa Sanpaolo sono descritte come “relativamente ben capitalizzate”. Altri casi vengono invece portati come esempi delle difficoltà del settore. Il quotidiano finanziario cita il caso di Ubi, il cui aumento di capitale da 1 miliardo è stato sottoscritto per il 92% e di Banca Popolare di Milano, che dovrà convincere il mercato a iniettare nuove risorse per 1,2 miliardi.


I problemi sono anche strutturali. A questo proposito il quotidiano della City fa riferimento alla crescita zero dell’economia italiana e alla nutrita schiera di istituti di credito di medie dimensioni, che hanno presumibilmente davanti anni caratterizzati da margini ridotti e da bassa crescita dell’attività di prestito.

Un governo attivo sul piano delle riforme potrebbe risolvere le cause economiche, spiega il quotidiano, ma questa non è considerata una prospettiva di breve termine e quindi gli investitori dovrebbero sperare in un nuovo round di consolidamento. Un processo che, conclude l’Ft, potrebbe essere accelerato dai problemi del settore.