Alla fine della crisi gli Usa cresceranno più di prima <i>colloquio con Francesco Giavazzi</i>

Inviato da Marco Barlassina il Lun, 27/10/2008 - 10:14

Lo scenario della crisi finanziaria si evolve di ora in ora, se non di minuto in minuto. Proviamo però a fare un passo avanti per capire se e come al termine di ciò che oggi stiamo vivendo potranno cambiare gli assetti di potere sullo scacchiere internazionale.

A fronte del piano Paulson varato per l'acquisto di asset tossici dalle banche e dei salvataggi bancari gli Stati Uniti si troveranno costretti ad emettere ulteriore debito. La Cina, maggior acquirente dei titoli del Tesoro, potrebbe trovarsi in mano una grossa cambiale nei confronti degli Usa?

I titoli acquistati attraverso il Piano Paulson sono a fronte di asset, che valgono poco, ma valgono qualcosa. Quando li rivenderà, il Tesoro Usa realizzerà un capital gain. Pensiamo a quanto accaduto in Svezia tra il 1992 e il 1994. Gli acquisti di partecipazioni negli istituti bancari valevano il 5,5% del Pil, alla vendita fu recuperato il 5 per cento. Non è corretto fare riferimento al debito lordo, bisogna guardare al debito netto. In secondo luogo non è corretto fermarsi al breve periodo. La Cina alla scadenza dei Treasury cos'altro potrebbe comprare? Un cinese continua a comprare titoli Usa perché sono liquidi. Non sono quindi preoccupato per il debito statunitense, ma da quanta spesa pubblica si aggiunge. Per i 700 miliardi di dollari del Piano Paulson vale quanto detto finora, gli altri 150 miliardi inseriti nel pacchetto definitivo che conteneva la manovra sono invece pura spesa.

Non è tuttavia possibile ipotizzare che gli Stati Uniti possano perdere posizioni almeno in termini relativi ad esempio a vantaggio di Europa o Cina? Il ministro Tremonti dice ad esempio che l'Italia starà meglio degli altri Paesi una volta conclusa la crisi.

Sono affermazioni non basate su alcuna evidenza empirica. Credo che gli Stati Uniti cresceranno più di prima. Spesso i Paesi escono più forti da queste crisi. Lo sconvolgimento ci sarebbe se, come ha detto anche Mario Monti, l'Europa utilizzasse questa crisi per integrarsi ulteriormente. In questo caso si rafforzerebbe. Con riferimento alla Cina, consideriamo  invece che nonostante la sua crescita il Pil cinese a oggi è ancora pari a solo il 16% di quello statunitense.
 
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