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Alla canna del gas

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Molti di noi si ostiniamo a credere che il problema del petrolio sia risolto, anche grazie alla crisi finanziaria che ne ha fortemente ridotto il prezzo, ma pochi si ricordano che circa 6 mesi fa al World Petroleum Congress, ai prezzi “vecchi”, già si ipotizzava un declino nell’estrazione petrolifera del 5% legata principalmente all’ esaurimento geologico del petrolio.

Siamo tornati al petrolio che sgorga in quantità copiosa ? No, alcuni stati hanno ridotto i consumi (per esempio gli USA), ma altri approfittando dei prezzi attuali stanno ricostituendo le proprie scorte (Cina). E in futuro al assieme problema al problema geologico dovremo fare i conti anche con la mancanza di investimenti per sfruttare nuovi giacimenti e/o costruire nuove raffinerie e con la riduzione delle quote dell’ OPEC decisa a far risalire il prezzo.

In questa stagione Cina e Russia, i due paese con gli indici di borsa più “massacrati” da quando è iniziata la crisi stanno facendo le loro mosse, approfittando dell’indifferenza generale al problema energetico che sconsideratamente non viene percepito più come urgente.

Ieri a Mosca Nikolai Tokarev, presidente della compagnia petrolifera statale russa Transneft ha ufficializzato la costruzione del tratto dell’oleodotto siberiano che collegherà la regione dell’Amur al confine cinese e che inizierà nel primo trimestre del 2009. Il troncone da costruire e’ lungo 67 chilometri e permetterà la fornitura di greggio siberiano al terminal petrolifero cinese da Daqing. L’annuncio fa seguito all’accordo firmato l’altro ieri tra la Transneft e la compagnia cinese Cncp per il completamento dell’oleodotto Siberia-Pcifico, in presenza dei primi ministri Vladimir Putin e Wen Jiabao.

Sempre ieri il presidente venezuelano Hugo Chavez ha annunciato che sta per arrivare nel Golfo del Venezuela una nave russa dotata di una piattaforma off-shore che, insieme con l’holding statale Pdvsa, effettuerà la prima perforazione nella zona alla ricerca di gas.

E’ curioso notare come la Russia si muova solo ora nonostante la Gazprom sisia aggiudica già tre anni fa una gara d’appalto per effettuare ricerche in due zone del Golfo del Venezuela, nell’ambito di un progetto denominato Rafael Urdaneta che prevede investimenti per circa 20 miliardi di dollari.

Aggiungiamoci anche le dichiarazioni dell’Iran che tramite il ministro per il petrolio ed il gas, Gholam Hussein Nozari ci fa sapere che “I tre grandi detentori di riserve di gas che, insieme, dispongono di circa il 60% delle riserve mondiali di gas, sono decisi a formare un’organizzazione dei paesi esportatori di gas. C’e’ un consenso tra i tre paesi per accelerare la sua costituzione e preparare i suoi statuti”. Dichiarazione rilasciata martedì a Teheran, subito dopo la riunione a cui hanno partecipato per la Russia, Alexei Miller, presidente della compagnia di stato russa del gas ‘Gazprom’, e il ministro dell’Energia del Qatar, Abdallah ben Hamad al-Attiyah.

A temere la formazione di un cartello internazionale del gas dovrebbero essere soprattutto i paesi europei che importano ogni anno 300 miliardi di metri cubi di gas naturale e che hanno recepito con apprensione la recente “previsione” della Gazprom di un prezzo del gas per il 2009 a 500 dollari per 1.000 metri cubi, contro gli attuali 400 circa.

Roberto Malnati