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All-in sul Bund fa rima con recessione, San Valentino può regalare brutte sorprese

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Perché gli investitori continuano a fare incetta di Bund? E’ una domanda che è lecito porsi in questo primo scorcio d’anno considerando soprattutto la sequela di indicazioni preoccupanti che si stanno susseguendo per la congiuntura globale.
Il costante aumento di valore del Bund tedesco, con conseguente calo del rendimento dei titoli governativi tedeschi ai minimi dal 2016, avalla uno scenario di forte incertezza economica che potrebbe confermarsi nel corso dell’anno. I timori sulle prospettive di crescita, con il governo tedesco che ha sforbiciato le hanno spinto il rendimento del titolo decennale tedesco a scendere fino allo 0,085% l’8 febbraio scorso, pari al livello più basso da ottobre 2016. Esattamente un anno fa il rendimento del Bund era dello 0,76%. Non manca chi ritiene possibile un ritorno in negativo del rendimento del Bund decennale tedesco con la curva dei rendimenti tedesca che vede tassi negativi fino ai 9 anni.

 

Fine del QE avrebbe dovuto portare a movimento inverso

Dal gennaio di quest’anno, la BCE ha bloccato gli acquisti di titoli nell’ambito del suo purchasing program (QE). Questo in realtà avrebbe dovuto spingere i rendimenti verso l’alto.

 

Il movimento del Bund con rendimenti in calo fa riflettere. Il grafico della settimana proposto da DWS rimarca come tale movimento vale sia per i rendimenti nominali dei titoli di stato tedeschi sia per i rendimenti sui titoli di stato a più lunga scadenza indicizzati all’inflazione. Anche la differenza tra i rendimenti reali e quelli nominali – il cosiddetto tasso di inflazione di pareggio, indicatore delle aspettative di inflazione – è diminuita e nelle scadenze a dieci anni ha toccato un minimo negli ultimi due anni.


Fiato sospeso in attesa del PIL tedesco

Il 14 febbraio, giusto in tempo per San Valentino, sono attesi i numeri circa l’andamento del PIL tedesco nel quarto trimestre 2018. Dopo la caduta in recessione tecnica dell’Italia potrebbe essere il turno della maggiore economia europea che già nel terzo trimestre 2018 aveva evidenziato una contrazione.

 

Il consensus Bloomberg è moderatamente ottimista e vede la locomotiva tedesca evitare la recessione tecnica segnando un +0,1% su base trimestrale. Ma una sorpresa negativa appare dietro l’angolo considerando i deboli riscontri che si sono susseguiti nelle ultime settimane: dal calo dell’indice Ifo, a quello delle vendite al dettaglio in Germania nel dicembre 2018, alla debolezza dei Pmi. Nel terzo trimestre, l’economia teutonica ha sofferto il passo falso del settore automobilistico; dall’inizio del quarto trimestre, gli ordini sono aumentati nuovamente preannunciando una ripresa della produzione all’inizio del 2019. A dicembre, il prodotto nel settore costruzioni è crollato del 4% “il che potrebbe trascinare il quarto trimestre in rosso. Anche se abbiamo molte cose di cui preoccuparci, non crediamo che il comparto delle costruzioni in Germania sia una di queste”, argomenta DWS.

Una recessione potrebbe costringere la Bce a riattivare il QE

Poi, ci sono i vari rischi politici, dal caos Brexit ai conflitti commerciali. “Se le prospettive di crescita si deteriorano in modo significativo, non si può escludere che la BCE riprenda il suo programma di acquisto di obbligazioni, il che farebbe aumentare ulteriormente i prezzi di tutte le obbligazioni, compresi i Bund, e diminuire ulteriormente i rendimenti”. spiega Ulrich Willeitner, Senior Portfolio Manager di DWS Obbligazionario Europa.