Alitalia, partita a quattro dopo il ritorno di Matlin Patterson

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Il nuovo colpo di scena nella travagliata storia di privatizzazione di Alitalia ha rimescolato le carte in quella che assomiglia sempre di più a una partita di poker. Sono nuovamente quattro i protagonisti. Il mazziere, ovvero il ministero del Tesoro, azionista di maggioranza della compagnia di bandiera e che punta a non perdere ulteriori denari in quello che è stato definito “buco nero volante”. La cordata ApHolding formata dall’AirOne di Carlo Toto con il sostegno finanziario di Intesa Sanpaolo, data per favorita per la sua “italianità” ma aperta a nuovi ingressi per affrontare un’operazione molto onerosa. Aeroflot, con l’appoggio di Unicredit, in agitazione nei giorni scorsi per le modalità di svolgimento della partita e per la scarsità di informazioni messe a disposizione, e il fondo statunitense Matlin Patterson, sedutosi ieri nuovamente al tavolo da gioco dopo aver abbandonato la contesa il 29 maggio scorso per la mancanza delle condizioni sufficienti a proseguire.


Sono stati proprio gli ultimi due i protagonisti più agitati dell’ultima settimana. Prima la minaccia, poi smentita senza troppo vigore di abbandonare la gara da parte dei russi di Aeroflot, scontenti per le onerose condizioni poste dal ministero del Tesoro, poi il reingresso di Matlin Patterson in solitudine, senza l’appoggio dei suoi ormai ex compagni di viaggio, il fondo Texas Pacific Group (Tpg) e Mediobanca. Tanto movimento non ha mancato di suscitare una ridda di ipotesi su cosa si stesse muovendo dietro le quinte. Tra le più gettonate ma anche tra le meno probabili la preoccupazione dell’azionista di maggioranza che, subodorata la possibilità che in gara rimanesse solo una cordata, avrebbe contattato Matlin Patterson per convincerlo a tornare in corsa. Poi Air France, il cui nome è tornato a risuonare nei corridoi di Via della Magliana. La compagnia francese che finora si è astenuta dal prendere parte alla privatizzazione di Alitalia, potrebbe occultarsi dietro le ampie spalle del fondo statunitense che da ieri e fino al 2 luglio, data di presentazione delle offerte vincolanti, ha libero accesso alla data room del vettore tricolore. In realtà le condizioni attuali della procedura, che non permette nuovi ingressi nelle cordate, impedirebbe ad Air France di entrare in gioco a meno di non acquistare una quota del capitale di Matlin Patterson, un’idea totalmente assurda.

Un’altra possibilità che, visti i malumori di Aeroflot e il rischio di un fallimento della gara potrebbe essere presa in considerazione è una modifica della procedura di privatizzazione da parte del ministero del Tesoro. Ipotesi finora esclusa da Tommaso Padoa-Schioppa ma che diverrebbe un’ancora di salvezza di fronte al rischio di un insuccesso dell’operazione. Il ministro è infatti atteso al varco dalle forze politiche di opposizione che non hanno mancato di mettere in luce il “vicolo cieco” nel quale si è andato a cacciare il Tesoro.


A Piazza Affari Alitalia ha aperto stamattina le contrattazioni con un rialzo dell’1,50%. Il mercato premia il rientro in gara di Matlin Patterson, fondo di private equity le cui forti risorse finanziarie sarebbero in grado di rilanciare la compagnia, ma soprattutto la rivitalizzazione di un’operazione che rischiava di arenarsi con un solo protagonista in gara.