Alitalia, il Governo non digerisce l'uscita di Spinetta dal cda

Inviato da Carlotta Scozzari il Gio, 18/01/2007 - 10:17
Quotazione: ALITALIA

L'ultima fuga "illustre" dal consiglio di amministrazione di Alitalia non ha mancato di suscitare un vespaio di polemiche. Si è trattato di quella del presidente di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta, che ha motivato le proprie dimissioni dalla compagnia di bandiera italiana con una laconica nota: "Air France è un partner commerciale di Alitalia e il suo presidente non può più far parte del consiglio di amministrazione". La presenza di Spinetta nel cda era soltanto la punta dell'iceberg di un più stretto sodalizio: la compagnia aerea francese e quella italiana sono legate da partecipazioni incrociate di circa il 2%. Sodalizio che, tuttavia, potrebbe presto diventare ancora più profondo.

La mossa del numero uno del gruppo aereo franco-olandese potrebbe infatti avere come obiettivo quello di allontanare l'ipotesi, che con la permanenza di Spinetta nel cda sarebbe stata alquanto concreta, di conflitto di interesse. Manca ormai sempre meno tempo al 29 gennaio, giorno in cui scadrà il bando indetto del Tesoro italiano per l'acquisto di una quota di Alitalia compresa tra un minimo del 30,1% e un massimo del 49,9%. E a questo punto pare proprio che Air France-Klm sarà della partita. Se è vero che il direttore generale, Christian Boierau, ha spiegato che "non è ancora stato deciso nulla", è altrettanto vero che ha aggiunto che "è possibile che Air France presenti un'offerta".

Md-80 AlitaliaMa le dimissioni dal cda del vettore nostrano di Spinetta, che seguono quelle, nei mesi scorsi, di Gabriele Checchia, per via della nomina ad ambasciatore italiano in Libano, e di Roberto Ulissi e Augusto Xodda, hanno creato immediatamente grossi problemi per l'organizzazione della società italiana. Il cda è infatti decaduto perché i suoi membri sono scesi sotto il numero minimo legale previsto dallo statuto (3). Dopo la defezione del timoniere del gruppo franco-olandese, all'interno del cda della società di Via della Magliana rimangono infatti soltanto in due: il presidente e amministratore delegato, Giancarlo Cimoli, e il rappresentante del Tesoro, Giovanni Sabatini. Ciò significa che il consiglio di amministrazione di Alitalia, che si sarebbe dovuto tenere prima del 29 gennaio per aggiornare il piano industriale in vista della privatizzazione, è saltato proprio per mancato raggiungimento del numero legale.

Il Governo italiano, proprio per questo motivo, non ha preso bene l'uscita di Spinetta. "Su Alitalia - ha affermato il presidente del Consiglio, Romano Prodi - abbiamo intrapreso una strategia precisa. Questo deve andare avanti e nessuno deve interferire in un'impresa quotata in Borsa e che quindi deve essere lasciata tranquilla perché il processo decisionale vada avanti". "Spinetta ha quanto meno compiuto uno sgarbo istituzionale". Ha parlato così il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, usando parole più forti di quelle del premier. "Io penso - ha aggiunto Di Pietro rincarando la dose - che nel momento in cui il Governo ha messo in atto una processo chiaro per risolvere l'emergenza Alitalia, tutti i consiglieri di amministrazione avrebbero avuto il dovere giuridico ma anche morale di stare al proprio posto fino alla fine del processo di privatizzazione, dare il proprio apporto sulle opzioni di acquisto e sul funzionamento della società".

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