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Alitalia: dal 2008 costata a Stato 6 miliardi. Verdetto in arrivo, mentre si pensa ancora a Lufthansa

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Una saga che è costata allo Stato, dal fallimento del 2008 a oggi, 6 miliardi di euro, secondo i calcoli dell’Istituto Bruno Leoni” e che  potrebbe costare, stando alle parole del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, un miliardo di euro all’anno, ancora, nel caso in cui i 12.500 lavoratori di Alitalia decidessero con il voto dato con la consultazione referendaria di dire no al pre-accordo siglato la scorsa settimana tra l’azienda e i sindacti. Pre-accordo che ha ridotto gli esuberi dai più di 1.300 stabiliti dal piano industriale sfornato dal management a 980 (riguardo ai dipendenti del personale di terra, con contratto a tempo indeterminato tra il personale di terra). Sacrifici ancora troppo onerosi, denunciano diversi dipendenti, anche se i tagli alle retribuzioni del personale navigante sono stati ridotti all’8%.

Mancano poche ore alla chiusura delle urne: i seggi chiuderanno oggi 24 aprile 2017, alle ore 16.00. E, a quel punto, il dado sarà stato già tratto. Bisognerà aspettare ancora qualche ora, per lo spoglio delle schede, ma il destino di Alitalia sarà stato già scritto. 

La gravità della situazione è stata sottolineata da più parti, ma ha sollevato anche un coro di critiche da chi è per il “NO”, in quanto ritiene che il pre-accordo sia stato un accordo al ribasso e che, sostanzialmente, il governo Gentiloni e l’azienda stiano usando l’arma del ricatto per convincere i lavoratori a dire di sì a un accordo che sarebbe un “suicidio”. Così almeno afferma l’ Usb -Unione sindacale di base – in una nota:

Basta minacce e ricatti, le alternative ci sono e il No di chi vota non è un passo verso il baratro ma una giusta risposta dei lavoratori” (..) Un No non determina industrialmente un bel nulla perché altre sono le strategie economicamente ben più pesanti da mutare radicalmente in Alitalia. Perdere 500 milioni all’anno o perderne 400 industrialmente e finanziariamente è praticamente la stessa cosa ai fini del possibile rilancio dell’azienda”.

Tra l’altro, “c’è anche da chiarire che un eventuale ed evocato commissariamento dell’azienda non farebbe felici neanche gli azionisti e il governo. Le banche perderebbero partecipazioni milionarie e finanziamenti, il governo, come ha detto lo stesso Ministro Calenda, spenderebbe più di un miliardo e Etihad oltre alle perdite azionarie, avrebbe pesanti ricadute sul sistema di alleanze. Senza contare poi che una eventuale liquidazione avrebbe costi sociali immensi nel paese e soprattutto nel Lazio e produrrebbe un conflitto sociale senza precedenti. Un commissariamento che non servirebbe quindi a nessuno degli attuali attori della vertenza e che invece viene utilizzato per spaventare i lavoratori e costringerli ad accettare quanto sottoscritto da sindacati complici ed azienda e a diventare così esecutori del proprio ‘suicidio'”.

La soluzione per l’Usb esiste e si chiama nazionalizzazione:

“Noi ribadiamo che l’applicazione dell’art. 43 della Costituzione che prevede l’esproprio e la nazionalizzazione di aziende strategiche è un’ipotesi possibile ed auspicabile”.

Ipotesi che viene tuttavia bocciata senza possibilità di appello dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Graziano Delrio:

“Non ci sono le possibilità di una nazionalizzazione di Alitalia. Non ci sono altre soluzioni. Bisogna seguire questa strada che è stata intrapresa con coraggio e che può essere l’unica strada per il rilancio della compagnia”.

Sulla stessa linea anche i sindacati Cisl, Uil, Cgil, Ugl, che hanno dato il loro sostegno al pre-accordo. Così la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan: 

“Le parole espresse dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ci mettono di fronte ad una drammatica realtà: Alitalia morirà se verrà bocciato il piano. I lavoratori di Alitalia hanno ora in mano il destino della loro azienda”.

Mentre in una nota il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ha scritto:

“Il presidente del Consiglio, ieri, e il presidente designato di Alitalia, nei giorni scorsi, hanno evidenziato l’effettivo stato di crisi dell’Azienda. Le cause di questo dissesto sono da imputare all’improvvida gestione del management degli ultimi anni. Ora bisogna salvare il lavoro e non rendere vani i sacrifici fatti dai lavoratori. Poi bisognerà puntare a un’effettiva discontinuità aziendale e a un sistema di partecipazione nelle scelte che dia una futuro certo all’Alitalia”.

 

In tutto sono nove i seggi aperti tra Roma e Milano, per consentire ai dipendenti di Alitalia di votare. 

Secondo alcune fonti, se il No avesse la meglio, il cda di Alitalia potrebbe riunirsi già domani, per dare il via alla procedura di amministrazione controllata. La compagnia aerea verrebbe commissariata e il suo fato, molto probabile, porterebbe il nome di liquidazione. La situazione è talmente grave al punto che i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl, hanno deciso di appoggiare il pre-accordo. 

 

Mentre un articolo de La Stampa lo dice chiaramente:

“L’intesa che prevede tagli agli stipendi dell’8% non va giù al personale di volo e la voglia di mandare tutto all’aria prevale rispetto alla possibilità di dare una nuova chance alla compagnia. Soprattutto perché tra i dipendenti circola sempre più insistentemente la voce che comunque una soluzione si potrà trovare. Ma in realtà un piano B non esiste. Se dovesse vincere il No infatti l’unica strada percorribile è l’amministrazione controllata e la liquidazione della compagnia”.

Alta l’affluenza alle urne, con alcuni che parlano di un dato anche vicino al 90%. I risultati si conosceranno verso la tarda serata di oggi. Mentre così si è espresso il segretario generale dell’Associazione nazionale piloti aviazione commerciale (Anpac) Antonio Divietri, in un colloquio con l’ANSA. “Appare probabile andare verso una vendita a Lufthansa” per risolvere i problemi di Alitalia.

 “Il piano industriale di Alitalia continuerà a far perdere centinaia di milioni di euro” e al momento “serve solo a diminuire le perdite”, ha detto, aggiungendo che “i risparmi previsti sono 150 milioni, ad essere ottimisti, all’anno” e dunque “questa Alitalia con questo piano ha respiro per un paio d’anni”.