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Alitalia, Credit Suisse in campo per una valutazione indipendente

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Dopo le polemiche e la lettera di lamentele inviata dalla cordata Ap Holding (AirOne-Intesa Sanpaolo) al “gruppo di lavoro Alitalia” e al ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, nella quale venivano lamentate le scarsissime informazioni economico finanziarie e legali rese disponibili dai vertici della compagnia di bandiera all’indomani dell’apertura della data room, è stata presa la decisione di ricorrere a una valutazione indipendente del vettore. Sarà il Credit Suisse a svolgere questo compito in vista del 2 luglio, data entro la quale Padoa-Schioppa si attende le proposte non modificabili da parte dei due partecipanti rimasti in corsa.


Da una parte, come detto, l’Ap Holding composta dall’AirOne di Carlo Toto sostenuta finanziariamente dal gruppo Intesa Sanpaolo, dall’altra i russi di Aeroflot schierati al fianco di Unicredit. In entrambi i casi sono aumentate negli ultimi tempi le incertezze sulla convenienza dell’operazione e sulla possibilità di ottenere dei profitti da un rilancio di Alitalia. Da ricordare che martedì scorso il vettore tricolore ha alzato il velo sui propri conti relativi al primo trimestre dell’anno evidenziando una perdita di 135 milioni di euro, in calo rispetto ai 159 registrati nello stesso periodo dello scorso anno con un indebitamento netto a quota 1,08 milioni di euro.
Non sono però naturalmente solo le condizioni finanziarie a instillare dubbi nelle due cordate. Appaiono infatti tutt’altro che secondari i problemi sul fronte sindacale con gli scioperi che negli ultimi mesi hanno provocato rilevanti disservizi negli aeroporti italiani, la constatazione sulle condizioni della flotta di aeromobili, in media piuttosto vecchi, la continua perdita di quote di mercato in quello che invece dovrebbe essere il campo di gioco della compagnia, lo Stivale.

E mentre Alitalia affonda sempre di più nei suoi problemi cinicamente potrebbe dirsi che “si balla sulla tolda del Titanic”, con il teatrino della politica che mette in scena la polemica tra un’opposizione che grida al fallimento dell’operazione privatizzazione e una maggioranza che ribadisce l’intenzione di vendere al migliore offerente il 39,9% o il 49,9% del capitale della compagnia in mano allo Stato. Di fallimento nessuno vuole però sentire parlare anche se il tempo passa e la possibilità che si arrivi a tanto diventa sempre più reale. Ieri il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro ha ribadito: “parlare di fallimento della privatizzazione di Alitalia ci sembra fuori luogo. Stiamo lavorando per vendere al migliore offerente”. Se un migliore offerente rimarrà.