Alitalia continuera’ a sopravvivere, ancora un po’

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L’incipit con cui l’amministratore delegato di Alitalia, Maurizio Prato, ha presentato le linee guida del nuovo piano industriale 2008-2010 della compagnia di bandiera potrebbe valere già da solo il prezzo del biglietto. Non su un volo Alitalia però, più probabilmente quello di un’altra aviolinea tra le interessate all’acquisizione del vettore nostrano. Perché a questo obiettivo è volto il “piano di sopravvivenza e transizione” delineato ieri dal consiglio di amministrazione di via della Magliana, come se Alitalia finora avesse fatto molto di più che “sopravvivere”. Allungare il più possibile la vita del malato terminale per consegnarlo nelle mani di chi abbia la forza e il coraggio di tentare un rilancio.


Tra gli interessati nomi già uditi nei mesi scorsi quando era ancora in piedi la procedura di vendita ideata dal governo. I fondi di investimento Texas Pacific Group e Mattlin Patterson, la russa Aeroflot, Antonio Baldassarre e la sua cordata formata da Giancarlo Elia Valori e Giuseppe Garofano, l’AirOne di Carlo Toto, Lufthansa e Air France.

Ed è soprattutto quest’ultima a sembrare maggiormente favorita dai provvedimenti indicati nella riunione di ieri. Air France possiede infatti una quota del 2% in Alitalia e l’aumento di capitale, ancora non precisamente quantificato ma che potrebbe aggirarsi tra 1 e 1,5 miliardi di euro, potrebbe permetterle di aumentare la sua presenza considerando che il ministero del Tesoro, maggiore azionista della compagnia tricolore, ha le mani legate da Bruxelles sotto questo aspetto. Anche il ridimensionamento dell’aeroporto della Malpensa a favore di Roma Fiumicino è una mossa che favorisce i grandi hub presenti in altre nazioni del Vecchio continente, ridimensionamento che coinvolgerebbe anche le rotte coperte dal vettore tricolore. Il piano industriale prevede infatti il taglio di quelle non redditizie, in particolare alcune rotte verso l’Estremo Oriente, la riduzione della flotta a breve-medio raggio e, in misura minore, di quella a lungo raggio, la riduzione degli organici (si parla di una cifra intorno ai 1.000 esuberi).


Se Fiumicino ritornerà ad essere l’unico hub di Alitalia per “sfruttare al massimo il suo mercato naturale”, a questo punto ridotto a un livello regionale, per Malpensa i progetti prevedono il sostegno ai collegamenti punto a punto, lo sviluppo della compagnia low cost Volare Web, i servizi charter e cargo. Una situazione destinata a permanere fino a una nuova ridefinizione degli equilibri tra l’aeroporto varesino e Linate. Comunque ben poca cosa per un aeroporto che serve un bacino d’utenza comprendente il 24% della popolazione italiana e quasi 1,3 milioni di imprese. “Si conferma integralmente l’irrazionalità dei progetti Alitalia” è stato il commento del governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni che ha accusato senza mezzi termini il governo di essere responsabile di “questo attacco al Nord”.

 

Il prossimo appuntamento è previsto ora per il 7 settembre quando un nuovo consiglio di amministrazione completerà la definizione del piano industriale mentre il 12 settembre sempre il cda sarà chiamato ad esaminare i disastrati conti della compagnia.