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Alibaba: boom di vendite nel Singles’ Day, polverizzato il record 2014

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Fino alla mezzanotte di oggi in Cina si celebra il giorno dello shopping online. Più grande del Black Friday e del Cyber Monday messi insieme, l’11 novembre  nell’ex Regno di mezzo è il Singles’ Day, la festa dei single (11/11, quattro persone singole). Nata come festa degli studenti universitari cinesi, la ricorrenza ha via via assunto importanza fino a diventare il primo evento mondiale per lo shopping su internet.

Ovviamente la parte del leone è appannaggio di Alibaba. Il più grande venditore online cinese è stato il primo, nel 2009, a fiutare l’affare inaugurando una giornata tutta dedicata agli acquisti online con sconti e promozioni. Nell’edizione 2014 di quello che è stato ribattezzato il “San Valentino cinese” sono stati spesi circa 9,3 miliardi di dollari sui siti del gruppo fondato da Jack Ma, svariate volte il miliardo e mezzo del Black Friday statunitense, evidenziando un trend di crescita impressionante (820 milioni nel 2011, 3,04 miliardi nel 2012, 5,75 miliardi nel 2013).

Nonostante il rallentamento del dragone, il Singles’ Day 2015 ha polverizzato il record dell’anno scorso superando la soglia dei 10 miliardi di dollari in meno di metà tempo (1 miliardo dopo 8 minuti, 5 nei primi 90 minuti).  Secondo gli analisti entro la mezzanotte di oggi potrebbero essere superati i 13 miliardi dollari. “I consumatori cinesi stupiranno il mondo con la loro capacità di consumo”, aveva dichiarato alla vigilia Daniel Zhang Yong, presidente esecutivo della compagnia.  Come leitmotiv dell’edizione 2015 è stata scelta la globalizzazione tramite il coinvolgimento di grandi brand esteri come Burberry,  Uniqlo e Zara e l’ingaggio di testimonial  del calibro di Daniel Craig e Kevin Spacey.

Titolo positivo a Wall Street
Positivo il titolo a Wall Street che, pochi minuti dopo l’avvio degli scambi, segna un incremento dello 0,66% a 81,97 dollari. Il saldo a 12 mesi di BABA registra invece un rosso di quasi 30 punti percentuali a causa degli scandali che negli ultimi mesi hanno colpito la società con sede ad Hangzhou. Prima è stata la volta delle cause legali intentate dai grandi brand occidentali secondo cui Alibaba “incoraggia, assiste e trae consapevolmente profitto dalla vendita di prodotti falsi”, poi sono arrivate le indagini della China Securities Regulatory Commission (la Consob cinese) sulla società del gruppo che si occupa di servizi finanziari nell’ambito del recente crollo delle borse cinesi.