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Alert Ocse su Australia: rischia “grave crisi immobiliare e banche. Prepari piano emergenza”

E’ di appena qualche settimana fa la notizia, riportata dal Daily Mail Australia, del boom del rapporto debito-reddito delle famiglie australiane. Di fatto, i debiti contratti con le carte di …

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Australia a rischio di hard landing. L’avvertimento arriva dall’Ocse che, nella sua analisi approfondita sul paese scrive che, sebbene “l’attuale traiettoria” dei cali dei prezzi delle case “suggerisca un soft landing..qualche rischio di hard landing rimane”. Di conseguenza, l’Ocse ha avvertito il paese sulla necessità di approntare “piani contingenti per un (eventuale) grave collasso del mercato immobiliare” che potrebbe scatenare “una situazione di crisi” presso una o più istituzioni finanziarie.

Non per niente, è di appena qualche settimana fa la notizia, riportata dal Daily Mail Australia, del boom del rapporto debito-reddito delle famiglie australiane.

Di fatto, i debiti contratti con le carte di credito, con l’accensione dei mutui per l’acquisto di case e con la richiesta di prestiti personali incidono ora sul reddito di una famiglia australiana media per ben il 189%, rispetto al valore di appena il 60% del 1988. Sotto, il grafico di Callus Thomas, responsabile della divisione di ricerca di Topdown Charts, che dimostra come il debito sia diventato ormai per l’Australia una bomba ad orologeria:

La notizia è ancora più scioccante se si considera che, dal paese con il rapporto debito-reddito più basso al mondo, l’Australia si è trasformata nell’arco di 30 anni nel paese con il rapporto debito-reddito più alto al mondo.

Il mix di stagnazione dei salari e di prezzi degli immobili elevati – le abitazioni di Sidney vengono considerate tra le più sopravvalutate al mondo – si sta trasformando in una tempesta perfetta che inizia a spaventare il mondo, per la portata della crisi immobiliare che potrebbe travolgere l’economia australiana.

Un’altra bolla scatenata da una politica monetaria eccessivamente accomodante? Evidentemente sì, se si considera che l’Ocse ha raccomandato alla banca centrale Reserve Bank di iniziare ad alzare i tassi il prima possibile, per prevenire “una ulteriore accumulazione degli squilibri”.

In Australia i tassi sono fermi al minimo record dell’1,5% dall’agosto del 2016, ultima volta in cui la RBA tagliò i tassi, dopo che a maggio li aveva abbassati all’1,75%. Sono otto anni, precisamente dal novembre del 2010, che la Reserve Bank non alza ufficialmente il costo del denaro.

Così si legge nel report dell’Ocse:

“Il mercato immobiliare dell’Australia è fonte di vulnerabilità, a causa dei prezzi elevati e del debito delle famiglie”. Pur sottolineando che “un colpo diretto al settore finanziario da un’ondata di default dei mutui” sia “improbabile”, l’Ocse precisa che, “se i prezzi delle abitazioni dovessero collassare, le spese per consumi ne soffrirebbero, scontando l’impatto negativo sulla ricchezza (delle famiglie) anche per l’esposizione ai titoli bancari. Tale fattore incoraggerebbe un processo di deleveraging che, insieme al taglio delle spese legate agli immobili, metterebbe sotto pressione l’intera economia”.

La beffa è che, a fronte della richiesta dell’Ocse alla Reserve Bank di alzare i tassi per frenare la bolla, qualche giorno fa è stato lo stesso vice governatore della banca centrale, Guy Debelle, a lasciar intendere che la prossima mossa sui tassi potrebbe essere, più che una stretta, un taglio, visto che l’economia, anche qui, sta rallentando più di quanto temuto dagli analisti.

Nel terzo trimestre del 2018, il Pil australiano ha sofferto un rapido indebolimento, salendo dello 0,3% su base trimestrale e del 2,8% su base annua. Si tratta dell’espansione economica più lenta degli ultimi due anni, bel al di sotto del +3,3% stimato dal consensus e del +3,4% del secondo trimestre.