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Alert bolla su azioni e bond. Il verdetto della banca delle banche centrali: aziende in trappola debito

Claudio Borio, responsabile economista presso la Banca dei Regolamenti Internazionali, prevede che, quando i tassi inizieranno a salire, sia i mercati che le aziende saranno a rischio,

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La politica monetaria straordinariamente espansiva perseguita dalle banche centrali sta alimentando bolle in diversi mercati. E il mondo intero si è così abituato al credito facile che i tassi di interesse più elevati potrebbero deragliare la ripresa economica globale. E’ l’allarme lanciato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali, stando a quanto riporta il Financial Times.

In particolare Claudio Borio, responsabile economista presso l’istituto prevede che, quando i tassi inizieranno a salire, sia i mercati che le aziende saranno a rischio, in quanto gli stimoli monetari hanno aumentato le valutazioni dei bond e dell’azionario a livelli ben superiori a quelli che i fondamentali giustificano, portando anche diverse aziende ad ammassare nuovi debiti.

Per Borio la calma attuale dei mercati può essere spiegata solo con l’intervento delle banche centrali e, anche, con la possibilità che gli operatori di mercato credano che, “nel caso in cui dovessero insorgere nuove tensioni sui mercati, le banche centrali non rimarrebbero a guardare”.

E “tutto ciò mette in evidenza quanto i prezzi degli asset dipendano dal contesto di tassi dei bond a livelli molto bassi, che hanno prevalso per così tanto tempo”.

Le parole di Borio devono essere inquadrate nel contesto in cui sono contenute, ovvero nell’ultimo bollettino del BRI, che esamina le ragioni di quella calma che caratterizza i mercati finanziari globali da mesi, e che insospettisce diversi esperti.

Dal report emerge che crescono sempre di più le aspettative per un nuovo rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, a dicembre, così come per la prima stretta monetaria in un decennio, ovvero dal luglio del 2007, nel meeting di novembre della Bank of England. La Bce, inoltre, si sta preparando ad annunciare un piano, nella riunione di ottobre, per iniziare a ridurre il suo piano Quantitative easing da 2 trilioni di euro, a partire, probabilmente, dal gennaio del 2018.

Tra i rischi c’è quello della trappola di debito in cui sarebbero cadute diverse aziende, che hanno chiesto una ingente quantità di prestiti grazie ai tassi a livelli rasoterra e che faticheranno a rimborsarli quando i tassi saliranno.

Una minaccia possibile arriva dagli elevati prezzi dei terreni in Cina e in altre aree in Asia, visto che in questo caso diversi debiti sono stati contratti in dollari Usa, spiega l’istituto, e dunque potrebbero creare non pochi problemi, in caso di rialzo del costo del denaro in Usa.

La BRI non si ferma qui e parla di una “domanda da un trilione di dollari”: quella del perchè l’inflazione rimane testardamente bassa, nonostante la ripresa della crescita globale e i continui stimoli monetari.

Tanto che Borio scrive testualmente che sembra di essere in una situazione da “Aspettando Godot”, una situazione dunque da teatro dell’assurdo se si pensa a tutta la liquidità iniettata dalle banche centrale e all’inflazione che, se non latitante, rimane decisamente al di sotto dei target per cui tutte le misure sono state varate.