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Alcoa-Alcan, non è ancora tempo di fiori d’arancio

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Dopo due anni di vani tentativi di accordo e inutili colloqui, anche l’offerta ostile avanzata dal gigante statunitense dell’alluminio Alcoa sulla rivale canadese Alcan non è andata a buon fine.  Il consiglio di amministrazione di quest’ultima ha infatti deciso all’unanimità di raccomandare agli azionisti della società di rifiutare i 27 miliardi di dollari in contanti e azioni (pari a 73,25 dollari per azione) messi sul tavolo da Alcoa il 7 maggio scorso.


“L’offerta non riflette il valore degli asset fortemente attrattivi di Alcan, le sue opportunità strategiche e le sue prospettive di crescita” ha dichiarato in un comunicato il presidente del cda della compagnia canadese Yves Fortier.  L’Opa di Alcoa è tra l’altro inferiore agli attuali prezzi di Borsa del titolo Alcan anche se al momento del lancio 73,25 dollari rappresentavano un premio del 20% sulla chiusura del giorno di contrattazione precedente al lancio stesso. L’effetto annuncio aveva portato i titoli a balzare di oltre 35 punti percentuali arrivando a superare gli 80 dollari, livello sopra il quale si sono confermati fino ad oggi. Il mercato ha infatti sempre creduto nella necessità di un rilancio da parte di Alcoa o nell’ingresso in competizione di nuovi concorrenti.

“Continuiamo a pensare che la nostra offerta sia completa, giusta e che fornisca una valutazione attrattiva per gli azionisti di Alcan” è stata la risposta del portavoce della compagnia statunitense Kevin Lowery che ha confermato l’intenzione di Alcoa di esaminare più approfonditamente i motivi del rifiuto. Il gigante made in Usa rischia infatti di trasformarsi ora in preda e la stessa mossa nei confronti di Alcan era parsa al mercato difensiva, ossia effettuata per mettere al riparo la compagnia da possibili scalate esterne mediante un aumento dimensionale.


Dall’accordo, per ora fallito ma non ancora del tutto impossibile, sarebbe nato infatti il numero uno dell’acciaio mondiale, con una capacità produttiva annua superiore ai 21,5 milioni di tonnellate di allumina, materiale da cui si ricava l’alluminio, e 7,8 tonnellate metriche di alluminio, poco meno del doppio rispetto ai rivali russi di Rusal gigante nato a sua volta dalla fusione di tre società preesistenti e un fatturato intorno ai 54 miliardi di dollari.