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Alan Greenspan, mago o mito della politica monetaria?

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Dopo aver pilotato la banca centrale della maggiore economia del mondo negli ultimi diciotto anni, Alan Greenspan terminerà il suo incarico a gennaio 2006, lasciando un’eredità discussa

Alan Greenspan, dominatore della politica monetaria statunitense negli ultimi due decenni, si ritirerà a gennaio 2006. Mentre a Washington si discute su chi possa essere il successore del governatore della Fed, gli esperti stanno cominciando a valutare il suo operato. A pochi mesi dallla sua nomina a capo della Federal Reserve, Wall Street ha sofferto per gli effetti negativi del lunedì nero, il 19 ottobre del 1987, quando l’indice Dow Jones perse in una sola seduta più del 20% del suo valore. Il nuovo presidente della Fed – la cui nomina era stata vista con sospetto dagli ambienti finanziari perché accompagnata dall’assenza di un pedigree finanziario di alto rango, si attivò in tempi strettiper riportare la fiducia sui mercati. Le azioni si ripresero in tempi brevi e la fama di Greenspan cominciò a lievitare.

Greenspan è un caso raro nella storia della politica monetaria statunitense: designato da un partito, è riuscito a conquistarsi la fiducia di repubblicani e democratici che si sono alternati alla guida del paese. Ex assessore economico di Gerald Ford, fu designato a capo della Fed da Ronald Reagan. In gioventù, fu un seguace dell’oggettivismo, filosofia individualista promossa da Ayn Rand ( centrata sul concetto dell’uomo come essere eroico, la cui felicità personale è l’obiettivo morale della vita). Di conseguenza, non è sorprendente che Greenspan si compenetra molto con i tagli alle imposte decisi dall’esecutivo repubblicano negli anni ’80. Formidabile giocatore nell’arena politica, riuscì a farsi confermare nell’incarico anche da Bill Clinton, presidente democratico che sostenne la ri- nomina di Greenspan in virtù del suo feeling con i mercati.

Finanche i suoi detrattori ammettono che Greenspan è l’uomo giusto per affrontare al meglio i periodi di crisi. Avendo conosciuto da vicino le dolorose conseguenze della crisi degli anni ’30, Greenspan si è sempre mosso con estrema rapidità per mitigare gli scossoni del mercato. Quando il Long Term Capital Management si trovò ai bordi del collasso nel settembre del 1998, riunì i grandi mostri sacri di Wall Street e organizzo un’operazione di recupero per evitare che venisse compromessa la stabilità dei mercati finanziari. Dopo lo scoppio della bolla speculativa sui titoli high tech, ha progressivamente abbassato i tassi di interesse sui Fed Funds dal 6,5% all1% in soli due anni. In tal modo, è riuscito a rendere meno lunga e profonda la decelerazione dell’economia Usa.

L’altro punto di forza di Greenspan, secondo i suoi seguaci, è stata la sua capacità di anticipare i cambiamenti strutturali che hanno avuto luogo nell’economia Usa nel corso degli anni ’90. I suoi sostenitori affermano che il merito principale di Greenspan deve essere ricercato nell’aver percepito che l’aumento della produttività verificatosi a metà degli anni ’90 era strutturale e non ciclico, ragion per cui l’economia poteva crescere senza inflazione e potevano essere mantenuti tassi di interesse più bassi rispetto al recente passato. Greenspan ha dunque percepito la possibilità di mantenere una politica espansiva che non comportasse rischi per l’intero contesto economico.

Charles Goodhart, professore di finanza alla London School of Economics ed ex membro della Commissione di politica Monetaria della Banca d’Inghilterra, segnala che l’ipotesi che vede in Greenspan l’unico responsabile dei successi dell’economia Usa non sia sana. ‘La sindrome del grande uomo è pericolosa, soprattutto per il suo successore’, ha sostenuto il docente. Questa sindrome sarebbe stata esacerbata dall’assenza di obiettivi precisi a carico della Fed. E la Banca centrale Usa non ha un mandato esplicito. I critici del capo della Fed sostengono che la mancanza di un obiettivo preciso a carico della Fed ( inglazione, impiego etc) abbia favorito l’operato di Greenspan nel momento in cui ha dovuto fare i conti con le crisi finanziarie. Greenspan non ha potuto preveder le crisi, ma ha solo avuto ampia libertà di manovra nel cercare di sanare gli effetti negativi ad esse imputabili.

Nel dicembre del 1996, Greenspan segnalò che temeva l’esuberanza irrazionale dei mercati. Allo stesso tempo, non fece nulla per impedire che l’indice Standard and Poor’s 500 passasse dai 650 punti ai 1.500 punti. Ancora oggi vi è un intenso dibattito tra i responsabili delle banche centrali sull’opportunità di intervenire in occasione della formazione di bolle speculative. A tal proposito, Greenspan ha sempre sostenuto che non bisogna intervenire direttamente. ‘Il lavoro delle banche centrali è reagire dopo lo scoppio delle bolle’, ha sostenuto Greenspan. Secondo alcuni analisti, Greenspan avrebbe dovuto intervenire con forza sui tassi di interesse e sui requisiti di margine (restrizioni su quanto ci si possa indebitare per acquistare azioni con denaro preso a prestito). Greenspan si è sempre difeso sostenendo che la Fed non era in grado di controllare gli effetti dell’esuberanza irrazionale.

Indipendentemente da quel che sarà il giudizio conclusivo sull’operato del governatore, non vi è dubbio che Greenspan è stato il protagonista indiscusso di un cambiamento radicale nello stile di gestione delle banche centrali fin dal lontano 1987. Greenspan ha imposto le dichiarazioni modello oracolo, sostenendo più volte: ‘da quando sono titolare della Fed ho appreso a farfugliare con grande incoerenza’, oppure ‘ se vi sembro troppo chiaro è perché non avete capito quel che volevo dire’. L’impatto psicologico di tale comportamento sul mercato e sul popolo è stato molto intenso. Un esempio su tutti può aiutarci a chiarirci le idee: attualmente la gente si aspetta che l’inflazione resterà sotto controllo nel lungo periodo anche in presenza di un prezzo del barile stabilmente sopra i 60-65 Usd. Ma c’è anche un altro rischio. Se la seconda bolla di Greenspan, quella dell’effervescente mercato immobiliare, dovesse scoppiare in modo doloroso, la gestione Greenpan potrebbe essere messa seriamente in discussione. (A cura di www.fondionline.it)