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Al via l’Equo compenso: ulteriore tassa o giusto compenso?

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Novità nella vendita dei prodotti tecnologici. Lo scorso 14 gennaio il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, in esecuzione della legge sul diritto d’autore, ha firmato il decreto di rideterminazione del compenso per “copia privata”, il cosiddetto “equo compenso”. E la polemica infiamma. Secondo le stime di Altroconsumo nel corso di un anno una famiglia mediamente spenderà in più 100 euro grazie al decreto Bondi. “Comprando dotazioni tecnologiche o prodotti hi-tech, senza saperlo, si vedrà costretto a pagare una quota, nascosta, per l’equo compenso. Per remunerare, cioè, gli autori per il presupposto mancato compenso dovuto alla copie dei contenuti che i consumatori faranno per uso privato”. Dura anche la presa di posizione di Assinform. “Questo decreto ministeriale reca un danno gravissimo sia all’industria dell’innovazione sia al sistema imprenditoriale nel suo complesso – ha dichiarato Paolo Angelucci, presidente dell’associazione di Confindustria delle imprese di informatica. Il nuovo balzello, infatti, va a danno anche delle imprese oltre che dei consumatori, perché penalizza i pc anche per uso professionale e colpisce la crescita della capacità di memoria dei dispositivi, andando contro lo sviluppo della tecnologia”. E aggiunge: ” Non ci aspettavamo questa tassa sull’innovazione proprio ora che si vedono i primi timidi segnali di ripresa dopo la lunga crisi; al contrario bisognerebbe agire con forza sulla leva dell’innovazione per lo sviluppo del paese”. Mentre le polemiche continuano senza sosta, la Siae ha tenuto a precisare che “l’equo compenso non è una tassa, perché si tratta di diritti d’autore. I diritti d’autore sono “lo stipendio” di chi crea un’ opera”. Secondo la Società italiana degli autori e degli editori in questi anni lo sfruttamento delle opere dell’ingegno tramite le nuove tecnologie, è aumentato in maniera esponenziale, ma a tale sviluppo e diffusione commerciale non è corrisposta una adeguata tutela dei diritti d’autore. Ora, questo decreto sana, se pur parzialmente, questo divario”.