Aibe: Italia più attraente agli occhi degli investitori esteri. Permane scetticismo su Expo

Inviato da Daniela La Cava il Mer, 05/11/2014 - 17:27
"Eppur si muove". Verrebbe da dire così (prendendo in prestito una celebre frase del passato) di fronte ai risultati emersi dal secondo osservatorio dell'attrattività dell'Italia presso gli investitori esteri presentato oggi dall'Aibe, l'Associazione delle Banche Estere operanti in Italia.
Nel dettaglio, l'indice Aibe si è attestato a 38 punti, un valore ancora contenuto, ma in crescita di 5 punti. E se a marzo 2014, nella prima edizione dell'osservatorio, l'immagine del Belpaese era molto polarizzata sulle criticità del sistema, oggi si assiste ad un "cambiamento di verso": rispetto a sei mesi fa, infatti, l'Italia appare (relativamente) più attrattiva.
Nonostante i timidi segnali di ripresa nel confronto internazionale l'Italia rimane il fanalino di cosa, soprassata dalla Spagna, che fa un balzo significativo nelle percezioni degli intervistati. Saldamente in testa permangono Stati Uniti, Germania e Gran Bretagna che supera la Cina.

Su Expo si confermano le criticità emerse nella prima edizione dello studio: a pochi mesi dall'inaugurazione persistono le zone grigie dovute alla gestione approssimativa dei lavori, alle difficoltà del management e, anche se in misura minore, alla scarsa visibilità dell'evento all'estero.

"Per gli investitori esteri l'Italia presenta più debolezze (finanziamento del debito pubblico, arretramento infrastrutturale, ritardi nelle liberalizzazioni e privatizzazioni) che aspetti di competitività, pur nel leggero miglioramento della percezione di attrattività - spiega Guido Rosa, presidente dell'Aibe - È allora necessario attuare le riforme strutturali, come segno di una nuova visione strategica; avere il coraggio di attuare le privatizzazioni ed affidare agli investitori esteri assieme all'imprenditoria italiana il ruolo di fattore di ripresa". La migliore percezione del mercato del lavoro unitamente ai giudizi sulla validità delle riforme intraprese, prosegue Rosa, incoraggiano il Governo a proseguire nella politica di attuazione degli strumenti previsti dal così detto "Jobs Act" e dalle altre riforme.
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