Aggravarsi della crisi in Europa necessita risoluzione del problema crescita (Carmignac Gestion)

Inviato da Redazione il Lun, 14/11/2011 - 16:17

Pubblichiamo un estratto relativo alle prospettive economiche e la strategia di investimento di Carmignac Gestion relative all'ultimo trimestre del 2011.

In Europa la situazione è particolarmente preoccupante. In un universo sviluppato che è sempre meno in grado di generare crescita economica, gli attacchi dei mercati contro i paesi alle prese con le difficoltà finanziarie più gravi non fanno altro che provocare politiche di rigore che rafforzano le tendenze recessive. Tuttavia, qualsiasi tentativo di risoluzione della crisi in Grecia e di lotta contro il contagio ad altri Stati membri risulterà vano in assenza di contestuali importanti provvedimenti volti a favorire la crescita nel breve termine.
Senza crescita economica, il riassorbimento del deficit e del debito pubblico si rivelerà impossibile. L'Europa sta per imboccare la via giapponese per gestire l'eccessivo indebitamento, ma si tratta di una scelta suicida: le sue esportazioni sono insufficienti per compensare gli effetti negativi esercitati sulla domanda interna delle politiche di rigore, ed i creditori esteri, impazienti, non hanno alcuna voglia di "lasciare tempo al tempo". Peraltro, la fragilità delle banche europee, strutturalmente vulnerabili al peggioramento delle condizioni di rifinanziamento (con un rapporto crediti/depositi del 165% contro l'81% degli Stati Uniti), le indurrà a spingere famiglie e imprese a rimborsare, a loro volta, i rispettivi debiti. Considerando il rapporto crediti bancari/pil nella zona euro pari al 164% rispetto al 62% negli Stati Uniti, si valuta il rischio che comporta questa accelerazione della riduzione dell'effetto leva, rischio che una ricapitalizzazione forzata delle banche potrà al massimo solo contenere.

La Bce deve condurre una politica a tasso zero volta a indebolire l'euro
Poiché l'apparato politico europeo ha difficoltà a fornire una soluzione credibile e rapida ai problemi dei paesi periferici, spetta alla Banca centrale europea (Bce) prendere l'iniziativa, prontamente e radicalmente, orchestrando simultaneamente sia una forte flessione dell'euro che del costo di rifinanziamento degli Stati indeboliti. Ciò richiede tassi di riferimento prossimi a zero ed acquisti di debito pubblico dei paesi in pericolo non compensati da nuove emissioni (interventi non sterilizzati).  Il conseguente indebolimento dell'euro produrrebbe un eccesso di crescita attraverso la maggiore competitività delle esportazioni, mentre la liquidità immessa in dosi massicce permetterebbe di contrastare le pressioni deflazionistiche o anzi di generare un pò di inflazione, il che ridurrebbe proporzionalmente l'onere del debito. Questa iniziativa della Bce è inevitabile ma viene respinta dalla Germania, pur avendo visto crollare le proprie prospettive di crescita per il 2012 dall'1,9% all'1,2% tra agosto e settembre.

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