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Agcom mette Bollorè con le spalle al muro: riduca partecipazione in Telecom o Mediaset

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Stangata dell’Agcom su Vincent Bolloré, il finanziere bretone che ha in mano attraverso Vivendi diversi ‘pezzi’ della finanza made in Italy.

La società francese viola la legge italiana, in modo particolare il comma 11 dell’articolo 43 del Testo Unico, a causa della doppia partecipazione che detiene in Telecom Italia e in Mediaset, entrambe società che operano nel settore delle comunicazioni: è questo quanto ha stabilito l’autorità, rispondendo così all’esposto presentato lo scorso dicembre da Mediaset, che ha accusato i francesi di violazione delle leggi antitrust italiane.

A questo punto, Vivendi ha 60 giorni a disposizione per la presentazione di uno “specifico piano d’azione che la società intende adottare per ottemperare all’ordine” e un anno di tempo per scendere nel capitale di una delle due aziende italiane. In caso di inottemperanza all’obbligo, il colosso rischia una sanzione compresa tra il 2% e il 5% del suo fatturato.

Nella nota si legge:

“L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha accertato che la posizione della società Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie dalla stessa detenute nelle società Telecom Italia S.p.A. e Mediaset S.p.A. Pertanto l’Autorità ha ordinato alla società Vivendi di rimuovere la posizione vietata nel termine di 12 mesi a far data dalla notifica del provvedimento adottato oggi (ieri per chi legge) e già notificato. La decisione dell’Agcom è relativa ai tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni sulla base del Tusmar”.

Attraverso Vivendi – di cui è azionista di maggioranza con una quota del 20,4% – Bolloré detiene una partecipazione in Telecom Italia del 24% e una quota del 29,9% dei diritti di voto in Mediaset. 

Vivendi farà ricorso contro quanto stabilito dall’Agcom. La società ha inoltre diramato un comunicato in cui afferma di essere sorpresa per la decisione dell’Agcom, in quanto ritiene di non violare la legge italiana attraverso le partecipazioni che detiene sia in Telecom Italia che in Mediaset. In particolare, nel comunicato si legge che Vivendi non esercita alcun controllo su Mediaset, dal momento che è la holding della famiglia Berlusconi, ovvero Fininvest, a detenere il controllo effettivo del gruppo. 

Intanto, stando a quanto riporta il Wall Street Journal, gli analisti ritengono che, nel caso in cui fosse costretto a decidere – ed è questo il caso – Bollorè sceglierebbe di mantenere la quota in Telecom Italia.

Da altre indiscrezioni risulta che il finanziere spera tuttavia di riuscire a convincere Silvio Berlusconi a un accordo con cui i contenuti di Mediaset sarebbero offerti agli abbonati di Telecom Italia e, anche, per lo sviluppo di un’alleanza che abbia come obiettivo la trasmissione dei programmi di entrambe le aziende su Internet. 

Verso la fine dello scorso anno, Bollorè ha rastrellato azioni Mediaset, salendo fino a quasi il 30% del capitale, scatenando l’ira di Berlusconi e facendo scattare appunto l’esposto all’Agcom.

Lo scorso 21 marzo, si è aperto il contenzioso civile che vede da una parte Fininvest e dall’altra Bolloré: pomo della discordia è la mancata vendita della pay tv Premium di Mediaset a Vivendi, con il Biscione che ha citato in giudizio Bollorè & Co. “per non aver rispettato l’accordo che era stato sottoscritto l’8 aprile del 2016”. Nel contenzioso Fininvest ha accusato il finanziere di aver rotto anche il patto parasociale – che aveva fissato al 3,5% il limite della quota – con la sua scalata fino al 30% quasi del capitale di Mediaset.