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Agcom a favore del ddl Gentiloni ma…

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Nell’ottobre scorso il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge (ddl) presentato dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che ridisegna il settore televisivo, nella fase di transizione al digitale terrestre. Si tratta, in sostanza, di una riforma della legge Gasparri, che, tra le altre cose, modifica il mercato della pubblicità. La riforma interviene infatti sulla redistribuzione della raccolta pubblicitaria, aggiustando lo squilibrio al momento esistente a favore della tv e prospetta l’ipotesi della creazione di una posizione dominante per i soggetti che superino la soglia del 45% delle risorse.


Con il tetto della pubblicità televisiva al 45% previsto dal ddl Gentiloni si trova sostanzialmente d’accordo il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Corrado Calabrò . A confermarlo è stato lo stesso Calabrò in occasione dell’audizione alla Camera per la discussione del disegno di legge. Il numero uno dell’Agcom ha tuttavia posto una condizione: che si tratti di un provvedimento meramente transitorio e teso a tutelare il pluralismo e ad accelerare la transizione al digitale. Per contro, se si trattasse di un provvedimento permanente sarebbe “asimettrico” e non andrebbe d’accordo con la normativa comunitaria in materia di posizioni dominanti.

E proprio alla luce della constatazione che in Italia sussite un problema di tutela del pluralismo, Calabrò ha sollecitato “un nuovo intervento legislativo mirato e incisivo”. “E’ indubbio però che il mercato è in continuo movimento – ha aggiunto – e il digitale terrestre è il ponte levatoio che consente di uscire dal castello dei due signori della tv analogica”. Ecco perché è necessario “uno scatto di reni che spinga il paese verso la tecnologia digitale”.


Calabrò ha anche speso parole specifiche sulla Rai, la tv di Stato, sottolinenandone la lentezza nell’adeguarsi alle norme: “La Rai è più lenta degli altri operatori nella corsa verso il digitale”. “La marcia di avvicinamento al digitale – ha aggiunto – è a due velocità, con Mediaset e La7 che procedono spedite e la Rai che va più lentamente e questo è inaccettabile”.