L'addio di Profumo scuote ancora la Borsa: per gli analisti incombe l'ombra della politica

Inviato da Micaela Osella il Mer, 22/09/2010 - 11:51

Il giorno dopo lo strappo a Piazza Cordusio, è ancora Unicredit a dominare la scena a Piazza Affari. Il titolo dell'istituto dopo aver avviato la seduta in frazionale ribasso con il passare delle ore sta peggiorando e adesso lascia sul terreno oltre il 3% a 1,84 euro. Di sala operativa in sala operativa è un mantra quello che va ripetendo il mercato: l'azione adesso pagherà l'incertezza sulla successione al vertice e sulla strategia che la banca dovrà intraprendere.

Il drammatico consiglio di amministrazione di Unicredit ieri ha accettato le dimissioni di Profumo e passato temporaneamente le consegne al presidente della banca Dieter Rampl perché guidi il gruppo fino alla nomina di un degno successore del manager, che lo stesso Rampl dovrà identificare e proporre. La conferma ufficiale è arrivata con una nota nella notte dopo una giornata intensa in cui si sono susseguite senza tregua le voci di dimissioni e smentite, per poi arrivare all'epilogo che ha visto la definitiva uscita di scena di Profumo.

"Nel futuro immediato ci aspettiamo che l'incertezza continui a pesare sul titolo data la visibilità limitata sulla potenziale successione", sottolinea Ubs in una nota. Calcano la mano gli analisti di Cheuvreux, che all'indomani della decapitazione del vertice della banca di Piazza Cordusio hanno portato il giudizio sul titolo a underperform da outperform e tagliato il target price a 1,94 da 2,5 euro. Sono ben quattro i rischi, nel breve termine, che Unicredit o meglio che Rampl e gli altri che sono rimasti nella banca dovranno affrontare.

In ordine gli esperti elencano primo il vuoto strategico che si è venuto a creare ai vertici, senza nessun successore indicato; secondo i rischi di esecuzione dei progetti in corso, in particolare quelli sul piano di tagli dei costi fortemento voluto da Profumo anche in seno al progetto di Banca Unica; terzo il rischio potenziale di pulizia del portafoglio crediti che darebbe al nuovo amministratore delegato una base di paragone più semplice per gestire la banca; quarto e ultimo la possibilità che il rinnovato potere degli azionisti italiani si tramuti in interferenze politiche maggiori per il management dell'istituto.

Uno scenario, quest'ultimo, che anche Luca Comi di Centrosim, pensa sia concreto. A suo avviso "l'uscita di un banchiere autonomo e indipendente e dotato di carisma e visione strategica come Profumo lascia molti timori sul futuro prossimo del gruppo perché torna a incombere l'ombra della politica". "Siamo dell'idea - puntualizza Comi - che i dissidi interni siano stati originati principalmente dal piano Banca unica, che ha smantellato radicate strutture di potere locale. Con il rischio del riemergere di criteri meramente clientelari nella definizione delle politiche creditizie".

Il pericolo più concreto forse è già dietro l'angolo e porta dritto alla paventata fusione Mediobanca-Generali. Secondo La Repubblica uno dei motivi della sostituzione di Profumo è proprio il progetto voluto da Cesare Geronzi di fondere Piazzetta Cuccia e la compagnia assicurativa di Trieste. Progetto nel quale potrebbe rientrare anche Mediolanum. L'ipotesi lascia fredda gli analisti di Equita, ma secondo gli addetti ai lavori il risiko dei Poteri Forti non ha certo ultimato con la cacciata di Profumo da Unicredit il suo disegno. "Una simile fusione ci sembra improbabile, ma non impossibile e certamente Profumo era fortemente contrario", commentano gli esperti di Equita. "In caso di fusione - aggiungono - è lecito aspettarsi un concambio favorevole a Mediobanca, molto a sconto sul NAV e con una capitalizzazione di mercato pari a 1/3 rispetto a Generali".

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