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Acque agitate in casa Unicredit, spunta anche il rumor delle dimissioni di Profumo

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Giornata carica di tensione per Unicredit in vista del consiglio di oggi sui conti e sul progetto di “banca unica”, ovvero la radicale riorganizzazione delle attività domestiche con la costituzione del cosiddetto “bancone” in cui confluiranno le tre banche settoriali con cui piazza Cordusio opera in Italia. Stamattina la stampa ha riportato che gli azionisti, in particolare la Fondazione Cariverona, i soci tedeschi, Pesenti e Maramotti, sarebbero contro l’approvazione del piano nella forma prospettata, scorgendo un’eccessiva concentrazione di poteri nelle mani del Ceo Alessandro Profumo, che ricopre anche il ruolo di direttore generale.


Alcuni azionisti vorrebbero quindi la nomina di un direttore generale come referente unico per il mercato italiano, con Profumo impegnato in prevalenza a definire le strategie globali del gruppo, che con l’espansione degli ultimi anni ha raggiunto dimensioni notevoli e risulta quindi più difficile da guidare e coordinare. “Le tensioni, in base a quanto riporta la stampa, non toccano il contenuto e i meriti del nuovo progetto organizzativo, ma la distribuzione delle deleghe operative”, è il commento di Centrosim che conferma il giudizio neutral su Unicredit con target price a 2,10 euro.

Ma l’indiscrezione che sta scuotendo il mercato è quella divulgata ieri sera da Dagospia: il numero uno di piazza Cordusio starebbe considerando la possibilità di rassegnare le dimissioni in occasione del Cda di oggi pomeriggio. Profumo non accetterebbe la decisione di stravolgere in meno di un mese il piano che solo poche settimane fa aveva predisposto per la sua banca. Il giudizio unanime, sempre secondo Dagospia, è che il suo piano è fallimentare e che la strategia portata avanti non soddisfa né gli azionisti né il mercato, né l’autorità di controllo. Profumo si è detto indisponibile a modificare il piano ed avrebbe assicurato che entro oggi darà una risposta.


Nel tentativo di trovare un accordo con Profumo si starebbero mobilitando in particolare il presidente Dietr Rampl e il vicepresidente Fabrizio Palenzona. “Ad oggi la soluzione più probabile è quella di una mediazione che ricomponga la frattura: rimane però il rischio che il positivo progetto di ristrutturazione venga ridimensionato e non esprima tutte le sinergie possibili”, spiega una primaria sim italiana. Le fondazioni azioniste sembrano quindi compatte, anche in attesa del ritorno del dividendo in contanti. Unicredit, infatti, tornerà dopo un anno al pagamento della cedola, attesa attorno ai 3 centesimi. Poco rispetto ai 26 centesimi del 2008, ma almeno questo è un segnale di ritorno alla normalità.