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Acque agitate attorno a Rcs, per colpa del gioco dei pegni

QUOTAZIONI Rcs Mediagroup
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Resta in tensione e sui massimi in Borsa il titolo Rcs, mentre spuntano due finanziarie off shore delle Isole Vergini Britanniche con robusti pacchetti di azioni e trovano riscontro documentale le indiscrezioni sulla quota in mano alla Banca Popolare Italiana, ex Popolare di Lodi. L’asse Lodi-Isole Vergini si è formato da almeno tre-quattro mesi, ad esso è riconducibile oltre il 3% del capitale Rcs e risponde a una regia comune. Comune anche con il 18%, in parte in garanzia a Bpi, di Stefano Ricucci, primo azionista singolo del gruppo editoriale a cui fa capo anche il Corriere della Sera. Una delle holding domiciliate nel paradiso fiscale è la Garlsson Real Estate, già nota alle cronache finanziarie per il patto segreto, rivelato e sanzionato dalla Consob, con la banca di Giampiero Fiorani, che l’ha finanziata in Svizzera con 100 milioni oper acquistare azioni Antonveneta. Buona parte di quel denaro proveniente da Lodi è servita a comprare anche Rcs al punto che Garlsson è arrivata quasi all’1%. L’altra società delle Isole Vergini è Maryland Group e ha meno dello 0,5% di Rcs. Il beneficiario economico è Ignazio Bellavista Caltagirone, figlio di Francesco (Acqua Marcia). Maryland e Garsson si sono mosse su Rcs con lo stessa schema con cui hanno manovrato titoli Antonveneta, facendo capo alla Bipielle Suisse dove entrambe sono clienti. Il presunto regista, Bpi, ha messo insieme l’1,5%. Il punto adesso è capire quale ricaduta potranno avere le vicende Antonveneta su un sistema che si regge su un oliato meccanismo di finanziamenti rapidi spesso a fronte di pegni. Con il sequestro delle azioni convalidato ieri dal Gip potrebbero incepparsi le garanzie a cascata.