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Accordo Opec: atteso per mesi, ma non è un vero accordo (analisti)

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Ieri sera è arrivato a sorpresa l’accordo tra i Paesi membri dell’Opec per ridurre la produzione di petrolio al fine di sostenere i prezzi del greggio. L’Opec farà scendere il livello di produzione da 33,2 milioni di barili del mese scorso a 32,5-33 milioni di barili. Le modalità di messa in atto dell’accordo saranno discusse al summit Opec a Vienna del prossimo 30 novembre.
Non mancano i punti di domanda poichè l’Iran continua a ribadire di voler tornare ai livelli pre-embargo, mentre l’Arabia Saudita reitera da tempo di essere pronta ad un taglio della produzione di barili, a condizione che l’Iran cooperi. L’accordo annunciato ieri era di fatto “l’unico stratagemma a disposizione dei produttori per alzare i prezzi del petrolio in quanto l’eccesso di offerta sarà un elemento con cui fare i conti ancora per un bel po’, sullo sfondo di un’economia globale in rallentamento e lo sviluppo continuo di tecnologie a minor fabbisogno energetico”, rimarca Arnaud Masset, analista di Swissquote. “Continuiamo a nutrire perplessità poichè non vi è nulla di vincolante nel documento firmato, che non è nulla più di una dichiarazione di intenti”, aggiunge l’esperto di Swissquote.
Guardando ai fondamentali, anche se la crescita delle trivellazioni negli Stati Uniti si è stabilizzata nelle ultime settimane, “il momento della verità arriva adesso – sottolinea Masset – . Lo stesso si può dire delle scorte di petrolio americano che si sono ridimensionate significativamente nelle ultime quattro settimane: non sono mai state così vicine al record storico. La riduzione registrata la scorsa settimana di 1,9 milioni di barili (contro attese di una crescita di 3 milioni) è stata ad ogni modo controbilanciata da un rapido aumento nelle scorte di gasolio, il che ci porta a pensare che verrà raffinato meno petrolio del previsto”.