Abi vede segnali di ripresa: Pil atteso in crescita dell'1,3-1,4% in biennio 2015-2016

Inviato da Flavia Scarano il Lun, 28/07/2014 - 17:10
Schiarite all'orizzonte, sia sul piano economico sia su quello finanziario. Se quest'anno, a seguito soprattutto delle dinamiche del passato, il prodotto italiano tenderà a crescere marginalmente (+0,3%), nel biennio 2015-2016 la crescita dovrebbe incrementarsi dell'1,3-1,4%, decisamente meglio delle recenti esperienze. Per le banche operanti in Italia, patrimonialmente rafforzate e pronte agli esami europei, ciò significa che, pur in presenza di un ammontare rilevante di crediti deteriorati, ci sono segnali di un ritorno all'espansione dei prestiti, che tenderà a aumentare quanto maggiore sarà la ripresa degli investimenti e la caduta della rischiosità. E' questa la fotografia scattata nel consueto Rapporto di previsione Afo, redatto dall'Ufficio Analisi Economiche Abi, insieme agli Uffici Studi delle principali banche operanti in Italia.

In Europa la minaccia della deflazione, pur concreta, potrà essere sventata e ciò grazie anche all'articolato e positivo intervento della BCE con, tra l'altro, le operazioni di rifinanziamento a lungo termine "mirate" (TLTROs): i prezzi europei, dopo lo 0,9% di crescita di quest'anno, torneranno in linea con l'inflazione obiettivo (intorno, ma sotto il 2%). Con gli impulsi positivi dell'azione BCE e tenuto conto delle prospettive di crescita dell'economia, il Rapporto prevede una ripresa del credito, il quale ritornerà positivo già nel 2014 (+0,6%) e dovrebbe in seguito crescere a un tasso medio del 2,1%, valori significativamente superiori a quanto previsto in precedenza: particolarmente dinamici dovrebbero risultare i prestiti alle imprese e i mutui per l'acquisto di abitazioni.

Favorirà la ripresa del credito la maggiore domanda collegata alla crescita economica e un miglioramento della qualità del credito, anche per il tramite di una significativa riduzione del rischio del nuovo credito alle imprese le quali tuttavia rimarranno l'unico settore con valori ancora di rischiosità significativi. Con i ritardi tipici che il fenomeno comporta, tale miglioramento si trasferirà anche sullo stock di sofferenze che a fine periodo di previsione presenterà segnali di stabilizzazione del suo rapporto con gli impieghi. Per un'ulteriore riduzione della rischiosità occorre un robusto recupero di crescita del Prodotto italiano e quindi il pieno dispiegarsi dell'azione riformatrice.

Nel triennio di previsione la redditività delle banche dovrebbe risultare in media pari all'1,7%, in termini di Roe, non solo molto distante dai livelli pre-crisi, ma anche dai bassi valori raggiunti nel primo triennio di crisi. L'insufficiente prospettiva di redditività, determinata dal perdurante elevato peso del costo del rischio e da un bassa dinamica dei ricavi, continua a chiedere ulteriori sforzi di efficientamento dal lato dei costi.
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