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Abi: banche italiane solide e ben capitalizzate, il problema è la bassa redditività

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Solide e ben capitalizzate, ma la redditività resta il loro problema principale. E’ il quadro tracciato nel Rapporto dell’Abi sul sistema bancario italiano, che si basa sui bilanci 2011 degli istituti di credito. Il 2011 è stato un anno caratterizzato da forti turbolenze sui mercati finanziari, legati ai problemi di sostenibilità del debito pubblico in Europa, e dall’insufficiente dinamica della crescita economica italiana che hanno condizionato la raccolta delle banche nostrane.

Nonostante questo quadro di profonda incertezza, spiega l’Abi, “le banche italiane hanno proseguito nell’azione di supporto a favore di imprese e famiglie, in misura superiore di quanto avvenuto altrove. Il tasso di crescita medio degli impieghi del 2011 è risultato pari a +3,6% che si confronta con il +1,3% a livello europeo”. Una grosso aiuto è arrivato dalla Bce, che attraverso le due aste LTRO ha scongiurato lo spettro di una crisi di liquidità. “La liquidità della Bce è stata determinante per sostenere le linee di credito a famiglie e imprese”, ammette l’Abi.

I bilanci 2011 delle principali banche italiane sono stati caratterizzati da pesanti svalutazioni sugli avviamenti, generati soprattutto dalle numerose operazioni di M&A degli ultimi anni. Svalutazioni che non hanno però avuto nessuna ripercussione sulla liquidità e sui coefficienti patrimoniali degli istituti di credito. Al netto di queste svalutazioni, il 2011 si è chiuso con un utile consolidato pari a 5,5 miliardi di euro, in flessione del 33% rispetto ai profitti realizzati nel 2010.

Il vero punto di forza è la patrimonializzazione che, secondo i dati dell’Abi, “è solida e in crescita”: pari a 9,5% in termini di Core Tier 1, al di sopra quindi del target fissato al 9% dall’European Banking Authority (EBA). Il settore, però, continua ad esprimere un basso livello di redditività: il Roe (Return on equity) alla fine del 2011 è stato pari a 92,6%, inferiore al +3,9% dell’esercizio precedente e al di sotto del +7% registrato nei primi cinque mercati bancari europei.

L’industria bancaria italiana, conclude l’Abi, “è solida ma esprime una profittabilità inferiore al suo potenziale e le prospettive di mercato incerte non ne favoriscono la ripresa”.