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Abi: alle banche italiane serve ritorno a redditività per affrontare sfida occupazionale

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Nuove sfide all’orizzonte per il settore bancario italiano alle prese con profonde riorganizzazioni aziendali e interventi strutturali. Il rapporto Abi 2016 rimarca come l’innovazione tecnologica, i nuovi modi di fare banca e la spinta iper regolatoria dell’Unione Europea hanno richiesto, e richiederanno in futuro, profondi cambiamenti del modo in cui le banche si relazionano con la clientela, attraverso il potenziamento di canali innovativi che utilizzano le nuove tecnologie e modificano, riducendola, la funzione della rete tradizionale, con conseguente progressiva diminuzione del numero degli sportelli fisici. In questa cornice, rimarca l’Abi, le banche hanno effettuato sforzi straordinari, senza ricorrere mai a fondi pubblici, con grandi accantonamenti a fronte dei costi della crisi e con aumenti di capitale, in attesa che un’adeguata redditività bancaria favorisca circuiti virtuosi.

L’associazione bancaria ritiene di primaria importanza il rafforzamento dei livelli competitivi delle banche per continuare a sostenere la ripresa, ma serve armonia di regole in Europa e stabilità dei requisiti patrimoniali. Per le banche italiane continuano a sussistere squilibri sul lato dei costi che penalizzano la competitività. Il costo del lavoro unitario, pari ad oltre 73 mila euro a fine 2015, si presenta in calo rispetto al 2014 ma ancora superiore alla media europea di circa 68 mila euro. Anche esaminando il rapporto fra costo del personale e margine di intermediazione il divario tra gruppi bancari italiani e media europea resta ancora molto elevato e pari a oltre 6 punti percentuali (35,2% contro 29% medio europeo). Ancora più significativo è il gap con i concorrenti, ove si consideri il rapporto fra costi operativi e margine di intermediazione: gli intermediari creditizi italiani, infatti, con un indice del 67% si distanziano per 9 punti percentuali rispetto alla media europea del 58%.

La ventiquattresima edizione del Rapporto Abi 2016 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentato oggi a Milano dal Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, rimarca poi come la stabilità del posto di lavoro si conferma valore fondamentale con un’incidenza del 99% dei contratti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti). Nonostante la lunga scia della crisi e gli scenari organizzativi e prospettici, il settore ha contenuto la contrazione degli organici nel biennio 2014-2015 (circa -0,8%). Tra le principali caratteristiche del personale bancario si evidenziano anche la qualità professionale in costante crescita (con il 37,8% di laureati) e il continuo aumento del personale femminile (45% sul complesso dei dipendenti).