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Asta Btp conferma ritrovato amore verso carta italiana, tassi in picchiata. Ma recessione incombe

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Esame superato dall’Italia nelle prime due aste del 2019. Il Tesoro in due giorni ha collocato complessivamente 13,5 miliardi di euro con i rendimenti allettanti che sono tornati ad allettare gli investitori confortati dall’accordo con l’Ue che ha scongiurato la procedura d’infrazione per l’Italia.

 

L’asta Btp ha dato una sponda alla discesa dello spread Btp-Bund andato di slancio sotto la soglia dei 260 pb. Il rendimento del Btp decennale è sceso al 2,82%.

 

Sempre oggi è arrivata una doccia fredda dall’Istat con il tonfo della produzione industriale al novembre: il  calo del 2,6% su base annua rappresenta il peggior riscontro percentuale da ottobre 2014, rafforzando il timore che l’Italia torni in recessione.

 

Tasso del Btp triennale sceso di quasi l’1% rispetto a novembre

 

L’asta di Btp odierna ha visto il Tesoro allocare titoli a media e lunga scadenza per complessivi 6,5 miliardi di euro, ossia il massimo della forchetta prevista (5-6,5 mld). Nel dettaglio sono stati allocati Btp triennali per 3 miliardi con rendimento medio dell’1,07%, in forte calo rispetto all’1,98% della precedente asta di titoli di analoga durata tenutasi a novembre. Il Btp a 7 anni ha visto il collocamento di titoli per 2,25 mld al tasso medio del 2,35% (dal 3,12 per cento dell’asta di novembre). Infine allocato il Btp con scadenza 2048 per 1,25 mld al rendimento del 3,68%.

 

Indicazioni soddisfacenti sul fronte domanda, soprattutto per i titoli a 7 anni. Il rapporto di copertura è stato pari a 1,49 per i Btp triennali; bid-to-cover più sostenuto per quello a 7 anni (1,64), mentre per quello a 30 anni il rapporto di copertura è stato 1,35.

 

Nel 2019 oltre 350 miliardi di debito da rifinanziare

 

Il debito da rifinanziare nel corso del 2019 ammonta a oltre 350 miliardi (in scadenza nei prossimi 12 mesi emissioni per 290 mld, a cui si andrà ad aggiungere nuovo debito per circa 57 miliardi). Da ricordare che da questo mese non è più attivo il piano di quantitative easing della Bce. In questi primi due mesi sono previste emissioni per oltre 80 miliardi a cui faranno seguito a marzo altri 36 miliardi. Da qui a fine anno arriveranno a scadenza 290 miliardi tra Btp, Bot, Ctz e Cct.

 

Recessione in agguato, Barclays e Ing non hanno dubbi dopo flop produzione

 

Dopo i dati odierni sulla produzione industriale si rafforza tra gli economisti la convinzione che l’Italia vada verso la recessione, con stime del governo su Pil 2018 ormai quasi impossibili da centrare. La prima lettura sul Pil del quarto trimestre arriverà a fine mese e un segno meno su base trimestrale, abbinato a quello già registrato nel terzo trimestre, porterebbe il paese in recessione tecnica. Non ha dubbi Barclays: “I dati della produzione industriale molto più deboli del previsto a novembre confermano il nostro punto di vista secondo cui l’Italia è entrata in recessione tecnica nel quarto trimestre dell’anno scorso. Barclays al momento indica che la crescita dell’Italia sarà solo dello 0,4% nel 2019 “ma i rischi al ribasso aumentano”. Le previsioni del governo sono di +1%.

 

Dello stesso avviso Ing. “I dati della produzione industriale di novembre, combinati con i dati deboli sulla fiducia, aumentano notevolmente le possibilità che l’Italia entri in una recessione tecnica nel 4° trimestre”, argomenta Paolo Pizzoli, Senior Economist di Ing. Adesso lo scenario base di Ing è di una contrazione del Pil italiano dello 0,1% t/t negli ultimi tre mesi dell’anno.