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Allarme a Wall Street, tonfo indici e VIX +44%. Trump attacca Fed: ‘è impazzita’

Le quotazioni di Amazon sono crollate del 6,2%, Netflix ha fatto peggio con -8,4%, Facebook e Apple sono scese di oltre -4%. Per il sottoindice dei tecnologici dello S&P 500, …

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Allarme azionario globale, i forti sell off che hanno messo in ginocchio gli indici azionari di Wall Street e scatenato l’ennesima strigliata di Donald Trump contro la Fed, si propagano anche in Asia, portando le borse di Tokyo, Shanghai, Seoul, Hong Kong, a capitolare fin oltre -4%.

Un vero e proprio mercoledì nero per gli indici azionari Usa, con il Dow Jones che ha terminato la sessione crollando di più di 800 punti.

Insieme allo S&P, scivolato del 3,3%, il Dow ha riportato la flessione più sostenuta dall’inizio di febbraio, mentre il Nasdaq Composite ha perso il 4%, segnando la perdita più importante in più di due anni, dal 24 giugno del 2016.

Occhio all’indice della volatilità, noto anche come indice della paura, il CBOE Volatility Index, più semplicemente come Vix, che ieri è volato del 44% a 22,96, al record dall’inizio di aprile.

Lo S&P 500 ha decretato inoltre con ieri la fase ribassista più duratura dal novembre del 2016 – con cinque sedute consecutive di ribassi – bucando le medie mobili di 50 e 100 giorni.

Ottobre si sta rivelando decisamente negativo per Wall Street, se si considera che dall’inizio del mese lo S&P 500 e il Dow Jones sono in calo rispettivamente di oltre -4,4% e -3,3%, a fronte di un tonfo del Nasdaq superiore a -7,5%.

L’ondata di sell è stata alimentata sia dal timore di ulteriori e più aggressive strette monetarie da parte della Fed – contro cui continua per l’appunto ad accanirsi il presidente americano Trump – sia per gli smobilizzi che stanno colpendo il settore tecnologico.

Le quotazioni di Amazon sono crollate del 6,2%, Netflix ha fatto peggio con -8,4%, Facebook e Apple sono scese di oltre -4%. Per il sottoindice dei tecnologici dello S&P 500, quella di ieri è stata la sessione peggiore in sette anni, segnata da un calo del 4,8%.

Di certo non sta aiutando la dinamica dei tassi sui Treasuries: quelli decennali hanno oscillato attorno al 3,23% dopo aver testato alla vigilia il valore più alto dal 2011; un nuovo record è stato segnato, inoltre, dai tassi a due anni, al massimo dal 2008.

Sulla ragione delle vendite che si sono abbattute su Wall Street, Trump è stato chiaro.

In un’intervista telefonica a Fox News, il presidente americano, che aveva già criticato la banca centrale Usa, è andato oltre, affermando che la Fed “is going loco”, ovvero “sta impazzendo”.

Alla domanda se sia stata l’escalation della guerra commerciale Usa-Cina a provocare il sell off sull’azionario Usa, Trump ha ribadito di non “essere contento della Fed”, aggiungendo:

“Il problema che ho è con la Fed. La Fed sta andando fuori controllo. Non so quale sia il problema che la porta ad alzare i tassi di interesse. E’ ridicolo”.

E per oggi si profila, almeno finora, un’altra giornata nera per gli indici azionari Usa, se si considera che i futures sul Dow Jones sono in calo di 224 punti.

Così, in una nota ai clienti diffusa ieri Bruce Bittles, responsabile strategist degli investimenti presso Baird:

“La debolezza di ottobre si è intensificata oggi, con i volumi che sono balzati e le vendite che sono state diffuse”.

Ed è stato un massacro anche per il mercato delle criptovalute, dove i sell off imponenti hanno azzerato nell’arco di qualche ora quasi $13 miliardi di valore di mercato.

Il Bitcoin è scivolato di quasi il 5% a $6.303, mentre l’XRP e l’Ethereum sono crollati di oltre -10%. In questo caso, le vendite sono scattate dopo gli avvertimenti lanciati dal Fondo Monetario Internazionale sulla rapida crescita delle monete digitali e sulla minaccia potenziale che questa rappresenta per l’economia.