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Inflazione ostinatamente bassa in Eurozona. Così rischia di scombinare piani Bce

La buona notizia è che l’ombrello Quantitative easing per i BTP rimarrà aperto probabilmente ancora per un bel po’.

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L’ombrello Quantitative easing per i BTP rimarrà aperto, probabilmente, ancora per un bel po’. I dati sull’inflazione dell’Eurozona diffusi in queste ore mettono in evidenza come non ci sia affatto bisogno che la Bce si affanni a ritirare le misure ultre-accomodanti che ha varato a sostegno dell’economia dell’Eurozona. La dinamica dei prezzi, infatti, rimane ostinatamente debole e la crescita dell’inflazione è palesemente latitante.

A dispetto del miglioramento dell’economia e del calo della disoccupazione, nel mese di dicembre l’inflazione è rallentata, con il tasso di riferimento che è sceso all’1,4% dall’1,5% di novembre.

Nessuna accelerazione per la componente core – meno volatile -, inchiodata allo 0,9%.

Con il 2018, diventa operativa la decisione della Bce di dimezzare il valore del piano QE con cui acquista bond sovrani e corporate bond. L’ammontare degli acquisti scende così dai 60 miliardi di euro precedenti a 30 miliardi di euro al mese.

Il bazooka monetario rimarrà comunque in essere, in base a quanto emerge dall’agenda di Draghi & Co., almeno fino a settembre di quest’anno (anche se Draghi non esclude la possibilità di estenderlo ulteriormente, in caso di necessità).

Ritiro QE, Bce ha più tempo del previsto?

Nelle ultime sessioni, le critiche tedesche al permanere del programma e le dichiarazioni arrivate dallo stesso membro del Consiglio direttivo della Bce, Benoit Coeuré, avevano portato i trader a scommettere su un ritiro del QE più celere rispetto a quanto previsto nella tabella di marcia.

Era stato lo stesso Coeuré a dire che probabilmente il piano non sarebbe stato prorogato dopo il mese di settembre.

Ma ora è la realtà economica a chiamare la Bce: quel target di inflazione di poco inferiore al 2% che la banca centrale sta tentando di agguantare da anni rimane un miraggio. La situazione sarà più chiara il prossimo 25 gennaio, quando si terrà il prossimo meeting della banca centrale.

Certo, nella solida Germania le pressioni sui salari potrebbero iniziare a salire, se si considera che l’associazione IG Metall del paese sta spingendo perchè vengano aumentate le paghe di 3,9 milioni tra metalmeccanici e ingegneri.

Inoltre un articolo del Financial Times riporta come gli investitori stiano scommettendo su una ulteriore crescita dell’economia nel 2018, tanto da scegliere quei fondi che proteggono dall’inflazione.

Nella settimana terminata lo scorso 3 gennaio, stando ai dati diramati da EPFR Global, i flussi in entrata nei fondi che acquistano bond protetti dall’inflazione sono stati di fatto pari a $743 milioni a livello globale, in crescita per l’undicesima settimana consecutiva. Ma se i mercati guardano in avanti, anticipando il futuro, la Bce guarda al presente e ai dati macroeconomici. E per ora ciò che emerge è che Draghi non è riuscito ancora ad assicurare all’Eurozona la crescita desiderata dei prezzi.