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Euro pronto a chiudere il 2017 con il rally più forte in 14 anni. E gli analisti rimangono bullish

La moneta unica è la valuta che, nel 2017, ha riportato il guadagno più sostenuto nei confronti del dollaro, tra quelle delle economie del G-10.

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L’euro si conferma la valuta che, nel 2017, ha riportato il guadagno più sostenuto nei confronti del dollaro, tra quelle delle economie del G-10. E’ quanto mette in evidenza Bloomberg con un grafico, che mostra come la moneta unica sia salita di oltre il 13% nei confronti della valuta Usa, nonostante diversi fattori la vedessero penalizzata.

Quella di quest’anno è stata inoltre la migliore performance dell’euro in 14 anni, ovvero dal 2003, su base annua.

 

Diametralmente opposta la performance del dollaro, con il Dollar Index che si appresta a conludere l’anno in flessione di oltre -9%, soffrendo il trend peggiore dal 2003.

Tra l’altro da un sondaggio di Reuters è emerso che gli analisti sono ribassisti sulla valuta anche guardando al 2018, prevedendo nuovi cali contro le principali monete.

Se si guarda alla performance dell’economia degli Stati Uniti, ai tre rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve, e la riforma fiscale di Donald Trump che è diventata finalmente legge qualche giorno prima di Natale, risulta difficile riuscire a giustificare la fase ribassista del dollaro.

E ciò è vero soprattutto nei confronti dell’euro, visto che la politica monetaria dell’Eurozona rimane ancorata alle misure straordinarie varate con la politica di tassi rasoterra e con il Quantitative easing.

E’ vero, tuttavia, che ci sono altri fattori da considerare, come le tensioni legate al rischio di un conflitto con la Corea del Nord, lo scandalo del Russia-gate e la crescita dell’inflazione che perfino negli Stati Uniti rimane poco convincente (e che è prevista confermarsi poco convincente anche nel 2018).

Tutto questo mentre, stando a quanto emerge dallo stesso mercato dei futures, gli hedge fund e i money managers stanno facendo incetta di euro, tanto che le scommesse rialziste sono volate, su base netta, al record in sei anni.

C’è poi anche qualcuno che ritiene che la Bce potrebbe essere costretta a rivedere le proprie decisioni di politica monetaria prima del tempo.

Al momento, l’outlook è di un rialzo dei tassi che non avverrà prima del 2019 e di un Quantitative easing che andrà avanti, seppur dimezzato, fino al settembre del 2018.

Ma alcuni contrarian, come Philippe Gudin, responsabile economista dell’Europa per Barclays, ritengono che il Consiglio direttivo della Bce porrà fine al piano QE prima della fine del 2018, e che sempre l’anno prossimo, nel quarto trimestre, alzerà i tassi sui depositi di 20 punti base, per poi portarli a zero all’inizio del 2019.

Capitolo Bce a parte, alcuni strategist spiegano il trend dell’euro nel 2017 con il sollievo che i mercati hanno provato per l’esito delle elezioni presidenziali francesi che, nel certificare la sconfitta di Marine Le Pen, ha rintuzzato il pericolo del dilagare dell’euroscetticismo in Europa.

La ripresa economica dell’area euro, dimostrata dai vari dati macroeconomici, è stata un altro elemento che ha sostenuto la valuta. L’euro non ha reagito tra l’altro negativamente alla notizia del prossimo cruciale appuntamento elettorale per l’Eurozona: quello delle elezioni politiche italiane che, come emerso nelle ultime ore, avverrà il 4 marzo del 2018.