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Aumento capitale Carige: sottoscritto il 66%, l’AD: prima volta che banca italiana in difficoltà ce la fa da sola

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Così Paolo Fiorentino: “Oggi scriviamo una nuova pagina della storia di Banca Carige, siamo molto soddisfatti per il risultato del nostro aumento di capitale che è andato in porto con …

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I presupposti per il successo dell’operazione, dicono gli analisti, ci sono. Carige ha reso noti i dati relativi alla sottoscrizione dell’aumento di capitale, lanciato per 560 milioni. L’aumento “in opzione” è stato sottoscritto al 66%, per un valore di 331 milioni di euro. A tale somma vanno aggiunti altri 46 milioni legati alla tranche da 60 milioni riservata agli obbligazionisti subordinati, che è stata sottoscritta da Intesa Vita, Generali e Unipol.

Complessivamente gli azionisti stabili, Malacalza Investimenti, Fondazioni, Gabriele Volpi e Aldo Spinelli, hanno sottoscritto circa 131 milioni di euro, mentre il mercato ha aderito con una partecipazione pari a circa 200 milioni.

Così scrive il Secolo XIX sull’esito della sottoscrizione:

“A questo punto sembrerebbero mancare 183 milioni all’appello (560 – 377 = 183), ma così non è poiché la banca guidata da Paolo Fiorentino, com’è noto, ha sottoscritto accordi di primo accollo (chi partecipa in primo accollo si affianca al consorzio di garanzia) con una serie di soggetti istituzionali: Credito Fondiario (acquirente degli Npl) che è pronto a investire sino a 30 milioni, Chenavari (acquirente di Creditis) che è pronto a versare sino a 40 milioni, la Sga del Tesoro, Gabriele Volpi che vuole salire dal 6% al 9,9% e Malacalza che vorrebbe salire dal 17,6% al 28% (se sarà autorizzato da Bce)”.

I diritti di opzione non esercitati verranno offerti in Borsa secondo un calendario che verrà comunicato al mercato.

Nel comunicato di Carige si legge che, “nel caso in cui a seguito dell’offerta in Borsa rimanessero diritti inoptati, gli stessi saranno sottoscritti dai sub-garanti di prima allocazione e a seguire dai garanti e dai sub-garanti proporzionali su base pari passu, fermo restando il diritto di Malacalza Investimenti di sottoscrivere nuove azioni che dovessero risultare non sottoscritte al termine dell’asta, per un ammontare che consenta alla stessa di raggiungere una partecipazione pari al 28% del capitale sociale post aumento”.

L’istituto è ottimista:

“Oggi scriviamo una nuova pagina della storia di Banca Carige, siamo molto soddisfatti per il risultato del nostro aumento di capitale che è andato in porto con grande successo, nonostante la difficile situazione di mercato in cui ci siamo trovati – ha commentato l’AD Fiorentino – Mi piace sottolineare che si tratta della prima volta che una banca in difficoltà nel nostro Paese, ce l’ha fatta da sola, insieme al suo territorio. Sono stato fiducioso fin dall’inizio, ero certo che la banca fosse viva e pulsante e ne abbiamo avuto conferma grazie al coinvolgimento determinante sia dei soci stabili sia dei nostri piccoli azionisti, che hanno fatto la loro parte”.