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Schaeuble all’FT: rischio di nuove bolle speculative e nuova crisi finanziaria globale

“Gli economisti di tutto il mondo sono preoccupati per l’aumento dei rischi provocato dall’accumulazione di liquidità e dalla crescita del debito pubblico e privato. E anche io sono preoccupato”.

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Sui presunti errori delle banche centrali – in particolare della Bce di Mario Draghi – il ministro delle finanze uscente della Germania, Wolfgang Schaeuble, non ha mai avuto dubbi. L’ennesima conferma arriva in un’intervista rilasciata al Financial Times, in cui Schaeuble -prossimo a diventare presidente della Bundestag annuncia la sua natura di falco.

Il ministro illustra scenari di crisi per l’Eurozona, avverte sul pericolo di “nuove bolle speculative” che si stanno formando per i trilioni di dollari di liquidità che le banche centrali hanno iniettato nei mercati, teme l’avvento di una nuova crisi finanziaria globale, e lancia un alert in particolare sui rischi che minacciano la stabilità dell’Eurozona e che, a suo avviso, sono rappresentati soprattutto dai bilanci di quelle banche che fanno i conti con il problema degli NPL, ovvero dei crediti deteriorati (dunque, banche soprattutto italiane, visto che il carico dei non perfoming loans affligge soprattutto l’Italia).

Lancia un affondo anche contro la Brexit, il cui voto dimostrerebbe quanto sia “sciocco” ascoltare ai “demagoghi che dicono…che paghiamo troppo per l’Europa”.

Ma nelle sue vesti ancora non dismesse di ministro delle Finanze, Schaeuble torna più volte sui rischi nati con le politiche estremamente accomodanti delle banche centrali:

“Gli economisti di tutto il mondo sono preoccupati per l’aumento dei rischi provocato dall’accumulazione di liquidità e dalla crescita del debito pubblico e privato. E anche io sono preoccupato per questi motivi”.

Noto paladino del rigore, il ministro ha difeso l’austerity, affermando nell’intervista che la parola è, “strettamente parlando, un modo anglosassone di descrivere una politica finanziaria solida che non necessariamente intravede nei deficit più alti un fattore positivo”.

E la Germania sarebbe proprio la prova del nove della validità della sua teoria: con l’economia che continua a crescere, sostenuta dal contributo della domanda interna, dagli investimenti e dal tasso di disoccupazione più basso dai tempi della riunficazione, il paese dimostra la validità di una politica economica che dà priorirà alla necessità di “attenersi alle regole”, evitando i deficit.