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Fmi: indebitamento stimola economia solo nel breve periodo, poi rischio shock come nel 2008

In attesa della riunione annuale che prenderà il via la prossima settimana a Washington, l’Fmi lancia l’allarme sul ricorso eccessivo all’indebitamento da parte delle famiglie

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Un chiaro avvertimento a tutti quei governi che non solo non temono la crescita sfrenata dei consumi attraverso l’indebitamento, ma la promuovono. In attesa della riunione annuale che prenderà il via la prossima settimana a Washington, l’Fmi lancia l’allarme sul ricorso eccessivo all’indebitamento da parte delle famiglie e sul rischio di un grande collasso finanziario.

Nell’analisi, il Fondo Monetario Internazionale sottolinea che, laddove le famiglie e i consumatori in generale si sono indebitati per finanziare le loro spese, l’economia ha ricevuto una spinta nei primi 2-3 anni, per poi fare i conti con l’aumento dei rischi. Rischi di stabilità sia economica, spiega l’Fmi, che finanziaria.

“In quel contesto in cui la crescita diventa dipendente dal debito delle famiglie, potranno trascorrere tra i due e i tre anni prima dell’arrivo di un crash finanziario“.

Passato l’arco temporale di finta crescita, infatti, “la relazione dinamica tra debito, Pil, consumi, occupazione, mercato immobiliare e i corsi azionari delle banche diventerà negativa”.

In definitiva, avverte l’Fmi, “più le famiglie si indebitano, più cresce la probabilità di una crisi bancaria, soprattutto quando i debiti sono già alti, e aumenta dunque il rischio di ribassi dei corsi azionari delle banche”.

L’avvertimento dell’Fmi è contenuto nei capitoli analitici del Global Financial Stability Report, appena pubblicati.

Nico Valckx, economista senior dell’istituzione, commenta le conclusioni a cui arriva l’analisi e sottolinea che, in un arco temporale di cinque anni, i debiti avranno fatto già i loro danni, in quanto saranno stati responsabili di una crescita economica inferiore.

Questo perchè il debito “lubrifica le ruote dell’economia”, facendo pensare ai consumatori di poter fare grandi acquisti e di poter continuare a finanziarli nel corso del tempo, ma poi ci si rende conto che l’eccesso di lubrificante finirà per strozzare la crescita.

“All’inizio, le famiglie si indebitano di più per acquistare oggetti come nuove case e nuove macchine. Nel breve periodo, tale situazione sostiene l’economia, visto che sia i produttori di auto che i costruttori di case assumono più dipendenti. Ma, successivamente, le stesse famiglie che si sono indebitate possono trovarsi costrette a ridurre i consumi, per tentare di ripagare i prestiti contratti. E ciò frena l’economia”, con conseguenze difficilmente gestibili.

Insomma, si legge nell’analisi, “come la crisi del 2008 ha dimostrato, uno shock economico improvviso come il calo dei prezzi delle case, può scatenare una spirale di default sui crediti ricevuti, che finisce per far tremare le fondamenta stesse del sistema finanziario”.