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Febbre Bitcoin: somiglianza inquietante con sottoindice Nasdaq nella bolla dot-com

Il sottoindice arrivò a volare di oltre +700% dal 1995 al 2000, prima di collassare del 90% nei due anni successivi.

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La febbre del bitcoin, che ha portato il valore della criptomoneta a quintuplicarsi nel corso del 2017, inizia a presentare una somiglianza sempre più inquietante con la bolla dot-com. E’ quanto mette in evidenza David Ader, responsabile strategist macro presso Informa Financial Intelligence, comparando il grafico del Nasdaq Telecommunications Index alla corsa del Bitcoin in cinque anni, che ha fatto volare i prezzi a nuovi record assoluti.

Nella sessione di ieri, il Bitcoin è salito di quasi +4%, testando il massimo assoluto di $4.802,74: si tratta, come risulta dai calcoli di CoinDesk, di un valore pari a quasi cinque volte quello di inizio anno e in rialzo +67% soltanto nel mese di agosto.

Sulla base di questi presupposti, Ader non fa nulla per nascondere il proprio scetticismo:

“Temo una fine spiacevole. Anche perchè non conosco nessuno che abbia davvero utilizzato il Bitcoin per uno scopo legale o simile. Questo sembra un mercato eccessivamente ‘schiumoso’ e di norma i mercati ‘schiumosi’ tendono a sgonfiarsi”.

Ader ricorda come fu proprio il Nasdaq Telecom Index a incidere sui guadagni stellari che il Nasdaq Composite mise a segno durante la bolla hi-tech. Il sottoindice, infatti, arrivò a volare di oltre +700% dal 1995 al 2000, prima di collassare del 90% nei due anni successivi. Ai valori attuali, rimane inferiore del 75% rispetto ai record testati più di 15 anni fa.

BitCoin come sottoindice telecom Nasdaq?

Diversi allarmi sono stati lanciati nelle ultime settimane sulla performance stellare del Bitcoin.

Tra questi, occhio al commento della newsletter Elliott Wave Newsletter – che aveva previsto tra l’altro l’incredibile balzo dai 6 centesimi appena del 2010 -, che a luglio ha scritto che la febbre per il Bitcoin ha superato quella mania di 400 anni fa ben nota come bolla dei tulipani (tulipomania).


Sempre a luglio Francisco Blanch, strategist della divisione di commodity e derivati presso Bank of America Merrill Lynch, ha pubblicato un rapporto avvertendo che la moneta fa fronte ancora a diverse sfide all’obiettivo di chi desidera che venga accettata a livello globale.