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2017: ecco i 10 Cigni Grigi per i mercati finanziari

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Il forte rialzo della produttività statunitense, la liberalizzazione dello yuan, l’insabbiamento della Brexit, il ritorno dell’inflazione in Giappone, l’influenza di Trump sulla Federal Reserve, la Russia torna aggressiva in Europa orientale, il ripensamento dell’attuale sistema di Clearing, le tensioni politiche in Giappone, i controlli di capitali nei Paesi emergenti e la fine della moneta cartacea. Questi, secondo Nomura, i “Cigni Grigi”, gli eventi poco probabili ma possibili, a cui potremmo assistere nel 2017.

Il forte rialzo della produttività statunitense
Debole a partire dalla crisi finanziaria del 2008, la produttività globale è destinata, nello scenario base, a restare bassa nei prossimi anni. “Ma gli investimenti in proprietà intellettuale e in Ricerca e Sviluppo sono ai massimi dalla fine della crisi”, riporta lo studio di Nomura. “Il fatto che questo tipo di investimenti non sia tangibile, li rende di difficile individuazione”. In caso di boom della produttività, “le implicazioni di mercato avrebbero una vasta portata” spingendo al rialzo “i listini azionari e favorendo una stretta più aggressiva delle condizioni monetarie da parte della Federal Reserve”.

La liberalizzazione dello yuan
Le probabilità di una completa liberalizzazione della valuta cinese sono ridotte. Ma nel caso in cui la Cina dovesse rimuovere la banda di oscillazione del 2% sul cambio onshore e smettere di intervenire sul mercato valutario, lo yuan si deprezzerebbe molto velocemente. “Il rischio di un rapido deprezzamento del renminbi (yuan) potrebbe innescare un sell-off sui mercati locali e contagiare negativamente i mercati asiatici e globali”.

L’insabbiamento della Brexit
“Il passaggio da Brexit a Bremain richiede una serie di eventi improbabili“. Questo potrebbe avvenire a seguito di due eventi: eventuali elezioni in Gran Bretagna potrebbero registrare l’affermazione dei partiti favorevoli al “Remain” oppure l’Unione europea potrebbe garantire al Regno Unito le riforme volute.

Il ritorno dell’inflazione in Giappone
Per Nomura la risalita dell’inflazione giapponese potrebbe arrivare dall’influenza reciproca tra dollaroyen e prezzi del greggio. Finora, rileva Nomura, yen e petrolio sono scesi all’unisono ma “un indebolimento o un rovesciamento” di questa correlazione potrebbe innescare “un’ampia risalita dell’inflazione giapponese”.

L’influenza di Trump sulla Federal Reserve
In molti, rileva Nomura, hanno visto nell’elezione di Trump un elemento capace di minare le fondamenta dell’indipendenza della Federal Reserve. Se The Donald riuscisse nell’intento, potremmo assistere ad un’accelerazione del processo di normalizzazione del costo del denaro statunitense.

La Russia torna aggressiva in Europa orientale
Anche se non rappresenta uno scenario di base, il rischio di una Russia più aggressiva in Europa orientale potrebbe portare a cambiamenti nella politica estera statunitense e a nuove sanzioni.

Il ripensamento dell’attuale sistema di Clearing
“Dal 2008 è prevalsa l’idea che il ‘clearing’ dei contratti finanziari tramite una controparte centrale (Central Counterparty, CCP) rispetto a una situazione bilaterale (OTC) avrebbe ridotto il rischio sistemico” ma attenzione, perché in caso di fallimento di un’autorità centrale “la caduta potrebbe essere peggiore rispetto a quella che si sarebbe verificata nel caso di due grandi banche”.

Le tensioni politiche in Giappone
Nel 2017 esiste il pericolo che nuove alleanze elettorali in Giappone possano portare il premier nipponico Shinzo Abe alle dimissioni e la risalita della formazioni anti-sistema “finirebbe per incrementare ulteriormente l’incertezza politica e la volatilità globale”.

I controlli di capitali nei Paesi emergenti
Se la “Trumpflation” dovesse spingere al rialzo i rendimenti dei bond Usa e rafforzare il dollaro, i mercati emergenti si troverebbero a fronteggiare deflussi di capitali ancora più consistenti. “Paesi detentori di portafogli con alti livelli di investimenti in asset esteri, valute particolarmente volatili, tassi bassi e limitati livelli di riserve in valute estere sarebbero a rischio di un controllo dei capitali”.

Fine della moneta cartacea
Recentemente la Banca centrale svedese, la Riksbank, ha annunciato l’intenzione di emettere moneta digitale. In quest’ottica, Nomura ritiene che i Paesi caratterizzati da tassi di interesse negativi potrebbero andare in questa direzione. “Siamo alla vigilia di un’era in cui moneta elettronica e sistemi di pagamento decentralizzati potrebbero rimpiazzare banconote e monete”.