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Il 2006 un altro anno da record per il private equity europeo

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Il 2006 si è concluso su nuovi livelli record per il Private equity europeo. A sottolinearlo è il rapporto annuale della European private equity and venture capital association (Evca) curato da Thomson Financial e PricewaterhouseCoopers.


Secondo le rilevazioni della ricerca nel corso del 2006 le società di private equity del vecchio continente hanno raccolto 112 miliardi di euro con un incremento superiore ai 56 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Del totale 84 miliardi sono stati allocati ai buyouts mentre 17 al venture capital, con un’attività in forte crescita con riferimento alle imprese in primo sviluppo. Nuovi record che, riprendendo il commento di Javier Loizaga presidente di Evca, “mettono in luce il continuo successo dell’industria a tutti i livelli e la sua attrattività per gli investitori, in particolar modo i fondi pensione”.


Il presidente dell’Associazione fa riferimento a cifre ben precise. Infatti di tutti i fondi raccolti nel corso del 2006 ben il 27,1%, pari  a 29,2 miliardi di euro è arrivato dai fondi previdenziali, una cifra in crescita dai 16,8 miliardi (24,8% del totale dell’anno precedente). Sui cinque anni dal 2002 al 2006 i fondi pensione hanno riversato nei private equity quasi 60 miliardi di euro. In seconda posizione, per il 2006, si sono piazzati i fondi di fondi con 19,6 miliardi di euro (18,2%) mentre dalle banche sono arrivati 15,5 miliardi pari al 14,4% del totale. Il 28,8% del capitale totale raccolto dai private equity è arriato dagli Stati Uniti d’America, ancora una volta primi. Il Regno Unito ha avuto un peso del 21,3% staccando nettamente la Francia al 7,9%.


Per quanto riguarda l’allocazione dei fondi, dei 112 miliardi di euro 84 sono andati ai buyouts (erano 58 nel 2005) e 18 ai venture capital contro gli 11 dell’anno precedente. “Buyouts e mega-buyouts stanno andando molto bene – aggiunge Loizaga – ma è da sottolineare come il 90% delle compagnie finanziate dai fondi di private equity abbia meno di 500 occupati”. In particolare le cifre del rapporto annuale evidenziano una crescita dei buyouts da 32 a 49 miliardi di euro e dei mega-buyouts da 6  a 19 miliardi. I settori preferiti sono stati quelli legati al consumatore e i servizi finanziari o non industriali che hanno assorbito, insieme, il 30% degli investimenti totali.


I capitali non mancano quindi e continuano ad affluire copiosi attratti da rendimenti indubbiamente interessanti. Gemma Postlethwaite, vice presidente di Thomson Financial mette in evidenza i “consistenti ritorni offerti, in media del 10,8% al netto delle commissioni. Condizioni favorevoli per il finanziamento del debito, per le Ipo e per le operazioni di M&A stanno contribuendo a sostenere questi rendimenti nel medio termine”.

 

 (Alessandro Piu)