17a Global CEO Survey di PwC: il 39% dei Ceo è "molto fiducioso" sulle prospettive di crescita 2014

Inviato da Riccardo Designori il Mer, 19/02/2014 - 17:37

A livello mondiale il doppio dei CEO rispetto allo scorso
anno prevede segnali di ripresa per
l'economia globale nei prossimi 12 mesi, mentre il 39% si dice "molto
ottimista" circa l'aumento di fatturato della propria azienda nel 2014. E' quanto
emerge dalla 17a Annual Global CEO Survey realizzata da PwC, che fotografa il
livello di fiducia sullo sviluppo globale e del proprio business di 1.340 CEO
provenienti da oltre 68 paesi, di cui oltre 50 italiani, e il loro punto di vista
sulle sfide del mercato di oggi.


Economia globale


Il 44% dei CEO si aspetta un miglioramento dell'economia
mondiale nei prossimi 12 mesi, in forte rialzo rispetto al 18% dello scorso
anno, mentre solo il 7% prevede un declino, in netto calo in confronto al 28%
del 2013.


I CEO più fiduciosi, a livello geografico, nelle prospettive
economiche globali di breve termine sono quelli dell'Europa occidentale (50%), in linea con i segnali di
ripresa, seguiti dal Medio Oriente (49%), Asia - Pacifico (45%), America Latina
(41%), Nord America (41%) e Africa (40%), mentre i meno fiduciosi sono i CEO
dell'Europa centrale e dell'est, con il 26%.


Per settore, i più fiduciosi sui prossimi 12 mesi sono i CEO
del settore alberghiero e leisure (46%), seguiti da quelli del settore bancario e del mercato dei capitali (45%),
della distribuzione (44%), dei servizi finanziari (44%), dell'asset management (44%),
delle comunicazioni (44%) e dell'ingegneria e costruzioni (41%). I meno
fiduciosi sono i CEO del settore metallurgico con solo il 19%.


Ricavi in crescita


Rispetto alla propria società, il 39% degli intervistati si
dichiara "molto fiducioso" sulle prospettive di crescita del
fatturato nei prossimi 12 mesi, in aumento rispetto al 36% del 2013. La fiducia
nella crescita dei ricavi raggiunse il record negativo del 21% nel 2009. A
livello di singoli Paesi, si misurano ampie differenze: i più fiduciosi sono i
CEO in Russia, con il 53% dei CEO che crede in un aumento dei ricavi, seguiti
dal Messico (51%) e dalla Corea (50%). La fiducia di quest'ultima ha fatto un balzo
da gigante se si considera il 6% del 2013. A seguire India (49%), Cina (48%),
Svizzera (42%), Brasile (42%), Stati Uniti (36%), Germania (33%), Regno Unito
(27%), Canada (27%), Giappone (27%), Italia (27%), Francia (22%) e, infine, Argentina,
dove solo il 10% dei dirigenti crede fermamente in una crescita dei ricavi per
il 2014.


Dennis M. Nally, Presidente di PricewaterhouseCoopers
International, ha commentato: "I CEO hanno riguadagnato fiducia. Sono riusciti
a guidare con successo le proprie aziende attraverso la recessione, sono sempre
più ottimisti nella propria capacità di incrementare ricavi e sulle prospettive
di recupero per l'economia globale. Tuttavia, sono consapevoli che generare una
crescita sostenuta nell'economia del dopo-crisi continui a rappresentare una sfida,
soprattutto in un momento in cui devono misurarsi con condizioni mutevoli come
il rallentamento della crescita dei mercati emergenti".


"Le preoccupazioni - ha proseguito Nally - continuano a
incombere sugli orizzonti dei CEO, che mandano ai Governi un chiaro messaggio
di allarme per la regolamentazione eccessiva, il deficit di bilancio e la
pressione fiscale. Guardando al futuro, secondo i CEO l'avvenire delle proprie
aziende sarà influenzato da tre principali global trend: rapido progresso tecnologico,
mutamenti demografici e spostamento del potere economico verso nuovi territori.
La chiave per il successo futuro sarà trovare il modo migliore per sfruttarli a
proprio vantaggio".


I timori dei CEO


Cambiano anche le preoccupazioni dei CEO. Al primo posto il
timore per la presenza o assenza di azioni di Governo, a seguire i timori per
l'eccessiva regolamentazione (72%) e il deficit di bilancio (71%). Nei Paesi in
cui si registra la preoccupazione maggiore per la regolamentazione figurano la
Francia con l'88%, l'Australia con l'85%, l'India con l'82% e la Germania col
77%.


Inoltre, i CEO si dicono preoccupati tanto del rallentamento
della crescita nei Paesi emergenti (65%) quanto della bassa crescita nei
mercati sviluppati (71%). Fra i timori maggiori si annoverano anche il carico
fiscale (70%), la disponibilità di risorse umane con competenze chiave (63%),
la volatilità dei tassi di cambio (60%) e l'instabilità dei mercati di capitali
(59%).


Preparandosi al
futuro


Come motori per la crescita futura, i CEO hanno messo al
primo posto lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, citato dal 35% degli intervistati, in aumento rispetto al 25%
dello scorso anno. I top manager che per il prossimo anno hanno in agenda
fusioni, acquisizioni o alleanze strategiche sono cresciuti al 20% (dal 17% del
2013). I CEO hanno anche ammesso di esplorare nuove possibilità di crescita in
paesi diversi dai BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) e nei prossimi
tre-cinque anni intravedono buone prospettive in Indonesia, Messico, Turchia,
Tailandia e Vietnam. Anche gli Stati Uniti, la Germania e il Regno Unito si
sono posizionati ai primi posti.


Per il prossimo anno i CEO sono più ottimisti anche in
materia di occupazione. Se lo scorso anno solo il 45% aveva assunzioni in programma, oggi la metà si dice
intenzionata ad aumentare il personale nei prossimi 12 mesi. I settori con le prospettive
di assunzione più rosee sono quelli tecnologico (63%), dei servizi alle imprese
(62%) e dell'asset management (58%).


Con lo stabilizzarsi dell'economia mondiale, i CEO hanno
individuato i principali trend che trasformeranno il loro business nei prossimi cinque anni. Ai primi posti, per
l'81% c'è il progresso tecnologico, seguito dai mutamenti demografici per il
60% e dai cambiamenti nel potere economico mondiale per il 59% degli
intervistati.


Per vincere queste e altre sfide, i CEO stanno modificando
le proprie strategie di gestione dei talenti (93%) e di acquisizione e fidelizzazione
del cliente (91%), gli investimenti tecnologici (90%), la struttura/progettazione
organizzativa (89%) e l'uso e la gestione
dei dati (88%).


Il rapporto con i
governi


Alla richiesta di stilare una classifica di quelle che
dovrebbero essere le priorità dei Governi, i CEO hanno risposto che dovrebbero
assicurare la stabilità finanziaria (53%), migliorare le infrastrutture (50%) e
fornire il proprio contributo alla creazione di un sistema fiscale più
efficiente e competitivo sul piano internazionale (50%). Tuttavia, meno della
metà (46%) degli intervistati pensa che il proprio Governo nazionale abbia
effettivamente assicurato la stabilità finanziaria e solo il 37% ha attribuito
un punteggio alto per il miglioramento infrastrutturale.


Tassazione


Il sistema fiscale internazionale si rivela inadeguato agli
occhi dei CEO di tutto il mondo, quasi due terzi dei quali ritiene che necessiti di una riforma. In particolare, il
75% degli intervistati dichiara che pagare una "percentuale equa" di
tasse è importante per la propria azienda.


Molti CEO pensano che le politiche fiscali e la
competitività dei regimi fiscali siano fattori decisivi nel processo decisionale
aziendale e sono concordi sul fatto che le multinazionali dovrebbero essere
tenute a documentare ricavi, utili e tasse pagate per ogni Paese in cui operano
e che le autorità fiscali di tutto il mondo dovrebbero potersi scambiare
liberamente informazioni sulle aziende.


Solo un quarto dei CEO ritiene però che i tentativi attuali
dell'OCSE di riformare il sistema fiscale internazionale riscuoteranno successo
nei prossimi anni, mentre il 40% crede in una mancanza di consenso.


Aspettative e fiducia
degli stakeholder


Negli ultimi cinque anni, i CEO di tutto il mondo
riferiscono un cambiamento sostanziale nelle aspettative degli stakeholder: il
livello di fiducia dei clienti è aumentato per il 52% mentre è calato per il
12%. La fiducia di creditori e investitori è migliorata per il 43% mentre il
16% dichiara che è diminuita. Infine, il 42% sostiene che la fiducia è
migliorata tra i fornitori, mentre per il 6% è peggiorata.


Per quanto riguarda la fiducia di Governi ed enti
regolatori, il 24% ha riscontrato un incremento, laddove il 34% ha ravvisato un
calo. La stragrande maggioranza dei CEO ha affermato che è importante che le
società rispondano alle aspettative degli stakeholder promuovendo un
comportamento etico, assicurando l'integrità della supply chain e tutelando la
diversity.

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