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-13 giorni al fiscal cliff, Obama si piega verso le richieste dei Repubblicani

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Il tempo stringe, e il presidente Usa Barack Obama tenta di riavvicinare le proprie posizioni a quelle dei repubblicani per trovare rapidamente un accordo che valga ad evitare il precipizio fiscale che scatterà alla fine dell’anno. Ieri un terzo faccia a faccia si è svolto tra l’inquilino della Casa Bianca e lo speaker repubblicano alla Camera John Boehner, alla presenza del ministro del Tesoro Timothy Geithner, lasciando sperare che l’accordo sia a portata di mano.

Secondo quanto riportato dalle agenzie internazionali, che citano fonti vicine alle trattative, il neo-rieletto presidente avrebbe ammorbidito le proprie posizioni sulla tassazione dei più ricchi: ora i redditi a cui applicare un’aliquota più sostanziosa potrebbero essere quelli superiori ai 400 mila dollari annui (invece dei 250 mila della precedente proposta Obama ma ancora lontani dal milione voluto da Boehner), mentre gli altri potrebbero mantenere gli attuali sgravi fiscali.
Obama è inoltre rimasto fermo sui 1200 miliardi di tagli alle spese in dieci anni (destinando 400 miliardi ai risparmi sulla sanità contro gli 800 voluti dai repubblicani, e 100 alla difesa) ma ha abbassato la pressione fiscale da un aumento decennale di 1600 miliardi, proposti inizialmente, a 1200.

Inoltre, per i prossimi due anni dovrebbe essere concordato un aumento nel tetto del debito pubblico statunitense, e restano da definire le misure di stimolo all’economia. L’aliquota di tassazione su dividendi e redditi da capitali resta ferma al 20% (ma sommata agli aumenti automatici arriverebbe al 23,8% a partire da gennaio). La tassa sulla proprietà, secondo la proposta di Obama, ritornerebbe ai livelli del 2009, con un’esenzione di 3,5 milioni per persona (contro i 5,12 milioni voluti inizialmente dai democratici) e un’aliquota massima del 35%.

Dopo tre faccia a faccia con il Presidente americano e settimane di commenti taglienti, il portavoce dei repubblicani mostra i primi segni di disgelo, pur non accettando la proposta dell’amministrazione Obama. “E’ un passo nella giusta direzione“, ha commentato infatti un portavoce di Boehner. “Speriamo di poter continuare la discussione per raggiungere un accordo che sia realmente bilanciato” ha aggiunto, facendo sperare che l’accordo sia a portata di mano quando mancano 13 giorni allo scatto automatico dei tagli alle spese e del contemporaneo aumento delle tasse da 600 miliardi di dollari che, si calcola, potrebbe pesare sul 98% degli americani mangiandosi quasi 4 punti di Pil. Se l’accordo venisse raggiunto, potrebbe andare all’esame del Senato subito dopo Natale.