Ubi, il recupero potrebbe essere giunto al capolinea

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Ha recuperato nei giorni scorsi la soglia psicologica dei 7 euro, tuttavia il rimbalzo di quasi il 13% messo a segno dai minimi di periodo registrati lo scorso 30 novembre ha fatto sì che le azioni di  Ubi si riportassero a contatto con la trendline ascendente di lungo periodo violata al ribasso in occasione della seduta del 22 novembre. La trend in questione, che ha caratterizzato i corsi dell’istituto bancario da giugno in poi, è stata ottenuta unendo i minimi del 7 giugno e del 30 agosto. Prima di cedere il 22 novembre, la trend era stata ripetutamente testata per ben sette sedute. Questo elemento dimostra l’importanza di tali supporti mobili, ora diventati resistenza. In occasione della gamba ribassista che ha caratterizzato l’ultima ottava di novembre del titolo, le azioni ruppero peraltro anche i supporti statici individuati nel fondamentale minimo del marzo 2009 a 5,675 euro. A questo punto a livello operativo è dunque interessante iniziare  ad implementare una strategia ribassista nell’intervallo compreso tra 7,05 euro e 7,12 euro. Questo secondo prezzo individua il pull back esatto della trendline ascendente menzionata in precedenza. Lo stop è posizionato sopra i massimi del 12 novembre a 7,37 euro in considerazione del fatto che a 7,2636 euro attualmente transita la media mobile a 55 periodi, elemento che in caso di eccessivo allungo del rimbalzo potrebbe comunque spingere gli investitori a vendere il titolo. I target proposti da tale operatività sono invece dapprima individuati a 6,76 euro e successivamente a 6,30 euro. Non va peraltro dimenticato come la figura costruita tra giugno e novembre ha come obiettivo, calcolato estendendo l’ampiezza del triangolo con Fibonacci, a 5,28 euro, valore che farebbe toccare al gruppo finanziario un nuovo minimo storico.


Riccardo Designori


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