Intesa Sanpaolo, i timori di aumento di capitale danno il via allo short

Inviato da Redazione il Ven, 01/04/2011 - 11:28
Quotazione: INTESA S.PAOLO

Seduta pesante anche quest’oggi per Intesa Sanpaolo che continua così a pagare dazio alle indiscrezioni circa la necessità di un prossimo aumento di capitale da 5 miliardi di euro da effettuare per rafforzare i ratio patrimoniali. Gli investitori credono a questa ipotesi, specie dopo l’annuncio di inizio settimana fatto da Ubi Banca, e vendono così le azioni: i timori, oltre all’esborso monetario, sono legati alla diluizione dell’utile per azione. I vertici della banca per il momento preferiscono prendere tempo, dichiarando che una decisione verrà resa nota al mercato a valle della riunione del Consiglio di gestione e del Consiglio di sorveglianza del prossimo 5 aprile. Da un punto di vista tecnico le vendite delle ultime 4 sedute hanno portato al cedimento dei supporti statici di area 2,13 euro toccati in occasione delle sedute del 16 e del 17 marzo. Quello appena menzionato rappresentava l’ultimo sostegno per il titolo prima di una nuova gamba ribassista. La prosecuzione del down trend trova peraltro conferma anche in altre indicazioni grafiche: a cavallo tra il 20 di gennaio e il 14 marzo le azioni hanno infatti completato un testa e spalle ribassista che se esteso dal neckpoint di 2,32 euro porta il titolo in area 2,02 euro. A quel punto però un test di 1,98 euro, valore che già in passato era stato significativo per Intesa Sanpaolo, sembrerebbe inevitabile. Il clima non positivo che aleggia negli ultimi giorni sul comparto bancario fa tuttavia propendere la visione ribassista dell’analisi per un nuovo test dei supporti dinamici offerti dalla trendline tracciata con i minimi dell’8 giugno e dell’11 gennaio: la trend in questione attualmente transita a 1,8760. La tenuta del livello menzionato è fondamentale per il trend di lungo periodo: una violazione dei supporti permetterebbe infatti il completamento di un doppio massimo in grado di far scivolare il titolo sui minimi del 2009. Chi volesse entrare in vendita sul titolo può a questo punto posizionare i propri ordini di vendita a 2,05 euro. Lo stop in tal caso scatterebbe con un ritorno delle quotazioni sopra 2,105 euro mentre i target sono dapprima a 1,98 euro e successivamente a 1,88 euro.

Riccardo Designori

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