Eni, la crisi libica manda ko il titolo

Inviato da Redazione il Lun, 21/02/2011 - 11:12

L’accelerazione delle rivolte nei Paesi mediorientali, e nella fattispecie le tensioni che stanno caratterizzando la Libia, hanno pesanti ripercussioni sulle azioni di Eni. Il Cane a sei zampe pagano dazio alle parole del  leader della tribù orientale in Libia Al-Zuwayya che ha minacciato di tagliare le esportazioni di petrolio se le autorità non interromperanno quella che ha definito "oppressione nei confronti dei manifestanti", riferendosi alle sanguinose rivolte in corso nel Paese. In un contesto che vede il gruppo petrolifero italiano cercare di tranquillizzare il mercato dicendo che per ora non vi sono ripercussioni sul fronte delle esportazioni, gli investitori preferiscono alleggerire le proprie posizioni sul titolo. La società è infatti il primo operatore straniero nel Paese con una produzione giornaliera di 244mila di barili al giorno. Per capire la centralità di Tripoli per il core business di Eni basti pensare che il 12,5% del totale della produzione del gruppo, pari a 1,95 milioni di barili al giorno, proviene proprio dalla nazioni finora guidata da Gheddafi. A livello operativo le vendite odierne hanno inciso significativamente sul quadro tecnico del titolo: le azioni hanno infatti violato al ribasso la trendline ascendente tracciata con i minimi del 30 novembre e del 5 gennaio. La trend in questione aveva sostenuto il rally dell’azione lungo tutto il movimento rialzista che aveva permesso, in occasione della seduta del 6 gennaio, di rompere i top a 16,75 euro che da inizio maggio 2010 avevano ostacolato le velleità rialziste del titolo. L’importanza del segnale short odierno, quanto meno in un’ottica di ritracciamento di breve periodo, sono sostenute anche dalla constatazione che lo scordo 16 febbraio le azioni avevano toccato le coriacee resistenze statiche di area 18,70 euro. Il superamento di tale livello, top registrato in precedenza il 15 gennaio 2010, avrebbe consentito un nuovo deciso allungo. In base a tali indicazioni è ora possibile entrare short a 17,86 euro. Con stop a 18,45 euro, il primo target è posizionato a 17,33 euro mentre il secondo è a 17 euro, ossia in corrispondenza dei supporti dinamici ottenuti con la trendline tracciata con i top del 10 agosto e del 9 novembre.

Riccardo Designori

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