Buzzi, gettate le basi per lo short di medio

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Sono dei pericolosi segnali di vendita di medio periodo quelli che ha generato con la flessione di ieri Buzzi. Le azioni del gruppo cementifero sono infatti scivolate sotto i supporti statici presenti a 6,62 euro. Il livello in questione rappresentava il punto di minimo toccato il 6 marzo 2009 in piena bufera da mutui subprime. A far accrescere le preoccupazioni, in ottica rialzista, per il medio periodo vi è anche la constatazione che il deciso movimento ribassista intrapreso dai massimi relativo dello scorso 4 luglio a 9,915 euro ha causato anche il cedimento dei supporti dinamici offerti dalla trend disegnata con i minimi crescenti del 6 marzo 2009 e del 31 agosto 2010. I primi segnali di debolezza si erano avuti già il 3 agosto, tuttavia solo con la flessione di ieri si è avuta una definitiva rottura. Il duplice cedimento ha così permesso il completamento di un doppio massimo costruito da marzo 2009 in poi. Impossibile tuttavia che la figura venga sfogata completamente al ribasso: porterebbe a valori negativi. Tuttavia spostando l’analisi dal timeframe daily a quello mensile (il grafico è quello allegato) si possono ricavare dei valori di supporto significativi. Senza contare che proprio il monthly chart mostra come i ribassi incamerati dal primo agosto hanno fatto scivolare Buzzi sotto la trendline ascendente di lunghissimo periodo: si tratta della linea di tendenza disegnata con i minimi del settembre 1992 e del marzo 2003. Partendo da questi presupposti è quindi lecito posizionarsi in vendita a 7 euro. Con stop che scatterebbe sopra i 7,45 euro, il primo target è posto a 6 euro mentre il secondo è a 5,20 euro.


Riccardo Designori


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