Bpm, a livello tecnico al momento il futuro appare rosso

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Le azioni della Popolare di Milano hanno generato un deciso segnale ribassista nel corso della seduta di ieri. In un contesto che ha visto l’intero comparto finanziario penalizzato dalle vendite degli investitori sui timori legati al debito sovrano dell’Eurozona, il gruppo milanese ha pagato anche il taglio di rating effettuato da Kbw. Gli analisti hanno portato la raccomandazione da market perform a underperform, con target price passato da 4 a 2,8 euro. Alla base di questa sforbiciata la riduzione delle stime di Eps per il 2011 e 2012 in media del 28%. A tale risultato si dovrebbe giungere attraverso minori utili per un 12% e alla diluizione del 16% derivante da un  aumento di capitale da 250 milioni di euro. Da un punto di vista tecnico gli investitori sembrano concordare con queste previsioni considerando che ormai da ottobre il titolo è entrato in un deciso down trend. Anche il rimbalzo culminato con il top intraday del 9 dicembre a 2,945 euro sembra ormai alle spalle. Da allora infatti le azioni dell’istituto lombardo hanno messo a segno diverse indicazioni di tipo ribassista, tra cui la violazione dei fondamentali supporti statici rappresentati dai minimi del marzo 2009 a 2,70 euro. Se questo tipo di violazione è stata compiuta momentaneamente in occasione delle vendite del 30 novembre, nel frattempo il titolo ha compiuto una nuova figura ribassista di tipo triangolare avente come base inferiore di supporto la trendline ascendente di breve periodo costituita con i minimi crescenti dell’1 e 20 dicembre. Respinto dalle resistenze mobili rappresentate dalla media mobile a 14 sedute, il titolo come si diceva ad inizio analisi ha rotto ieri con decisione la trendline appena citata. Oltre che sul grafico daily, tale indicazione negativa ha implicazioni di più ampio respiro anche sul grafico mensile ove ora le azioni sembrano accelerare al ribasso una volta rotta la trend disegnata con i minimi dell’ottobre 2002 e del marzo 2009. Da un punto di vista prettamente operativo è possibile sfruttare tali indicazioni posizionando i propri ordini di vendita in caso di rimbalzo in area 2,5775 euro. In questo caso lo stop si avrebbe a euro mentre il primo target è individuato a 2,35 euro, ossia in corrispondenza di quello che si potrebbe considerare un pull back particolarmente profondo della trendline ribassista di lungo periodo ottenuta unendo i massimi decrescenti del 14 novembre 2007 e del 13 maggio 2009. A riguardo si sottolinea come in occasione sia dei ribassi del maggio 2010 che dell’agosto dello stesso anno la trend fornì un valido sostegno alle quotazioni, favorendo un immediato recupero delle azioni. Il secondo target è stato invece ricavato dal grafico mensile ed è posizionato in area 2,15 euro, zona che nel lontano triennio tra il 1992 e il 1994 aveva visto gli investitori accumulare il titolo prima di iniziare un graduale rally che nei successivi 4 anni aveva permesso il raddoppio dei valori delle azioni.


Riccardo Designori


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