Banche: è vera crisi? Analisi sul settore con focus sulle 7 maggiori banche italiane

Nonostante il forte calo sofferto nelle ultime settimane dal comparto bancario europeo e italiano, la fase di correzione non sembra ancora essere finita. Cosa dobbiamo aspettarci?

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Se c’è un comparto azionario in Europa che sta soffrendo, questo è quello bancario. Come vedete dalla tabella dedicata all’Euro Stoxx Banks e ai titoli che lo compongono, l’indice ha perso da inizio anno il 14%, contro il -2,2% dell’Euro Stoxx 50. In Italia il Ftse Italia All Share Banks ha perso l’11,8%, contro il -2% del Ftse Mib.

Sulle ragioni della crisi bancaria italiana, e non solo, c’è da dire tanto lato fondamentali, e vi rimando ad alcuni articoli recentemente pubblicati dai colleghi di Finanza Online quale ad esempio il seguente: “Per banche impennata spread avrà un costo salato, analisti tagliano del 15% stime utili. In pericolo target cessioni Npe”.

 

In questo articolo invece cercheremo di vedere da un punto di vista tecnico qual è la situazione sulle banche italiane. In particolare partiremo dall’AT sull’indice europeo di settore per poi passare alle 7 banche italiane che rientrano nell’Euro Stoxx Banks: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Mebiobanca, FinecoBank, UBI Banca, Banco BPM e Bper Banca.

 

Prima però solo due parole sulla tabella sopra riportata che può dare diversi spunti interessanti per gli investitori. Innanzitutto questa mostra la situazione delle Banche più capitalizzate d’Europa per performance e multipli. Gli Istituti sono ordinati per Market Cap, dalla spagnola Banco Santander (75,7 miliardi), a Bper Banca (2 miliardi). Unicredit e Intesa Sanpaolo rientrano tra le prime 10 banche del paniere. Nel complesso le Banche all’interno dell’indice sono 27, di cui quelle italiane sono 7 e pesano per il 16% della market cap complessiva (587,6 miliardi). Trovate anche i multipli P/E 2018 e P/BV 2018 con la mediana.

 

Eurostoxx Banks: situazione critica. Indice aggrappato a supporto fondamentale in area 110 punti

Fonte: Bloomberg

Cominciamo col grafico settimanale (sopra). Area 110 euro rappresenta un supporto fondamentale. Qui vi passa non solo un supporto statico di primaria importanza, ma anche il ritracciamento del 50% di Fibonacci di tutto l’up trend cominciato nell’estate del 2016 e con massimo realizzato a febbraio. La rottura di tale livello aprirebbe le porte ad ulteriori pressioni ribassiste, con target più importante la fascia di prezzo compresa tra 100 punti e 102 punti, dove giace il 61,8% di Fibonacci. Il MACD per ora risulta ancora orientato al ribasso, RSI è appena entrato in ipervenduto e i volumi, soprattutto della scorsa settimana, sono stati molto forti. Fondamentale dunque la tenuta di tale livello anche se per ora l’indice rimane orientato al ribasso.

 

Fonte: Bloomberg

La stessa cosa, con qualche indicazione in più, sembra darci il grafico daily (sopra). Infatti nella discesa violenta di fine maggio i volumi salgono e poi, sul tentativo di rimbalzo, questi si vanno affievolendo. Per niente un buon segnale. L’idea che il grafico daily sta dando è quello di una flag in formazione e ancora una volta la rottura prima della parte bassa del canale disegnato sul grafico e soprattutto dei 110 punti aprirebbe le porte ad ulteriori ribassi con target verso i 100 euro. Anche RSI in fortissimo ipervenduto fa pensare al comparto bancario ancora orientato al ribasso e, il movimento attuale, sembrerebbe solo una fase di scaricamento dell’ipervenduto.

 

Intesa Sanpaolo: fondamentale la tenuta dei 2,4 euro

 

Intesa Sanpaolo con circa 40,6 miliardi di capitalizzazione è la quarta banca dell’indice Euro Stoxx Banks.

 

Partiamo sempre dal grafico settimanale (sotto). Il titolo della banca italiana ha dato un primo segnale di allarme a novembre dello scorso anno quando ha infranto la trend line rialzista di lungo corso. Segnale che è stato confermato poi sul pull back dei corsi, avvenuto a fine gennaio e febbraio 2018, su quella che, nel frattempo, era diventata la ex trend line rialzista e dunque un livello di resistenza dinamica. Livello che ha segnato di fatto l’arresto dell’up trend. L’incapacità a maggio di superare tali massimi e la divergenza su RSI (ben evidente su grafico daily) rispetto a quelli di febbraio, ha dato il segnale finale prima del crollo. La rottura dei 3 euro ha avviato la fase di violenta correzione. Il grafico settimanale mostra ora MACD orientato al ribasso, RSI in ipervenduto e volumi forti sul calo. Notevole anche la volatilità al ribasso. Il livello da monitorare dunque è quello della fascia di prezzo tra 2,4 e 2,376 euro. Sotto questo livello lo scenario si complicherebbe con primo target a 2,17 euro (61,8% Fibonacci).

Fonte: Bloomberg

Il grafico daily conferma quanto detto sopra. Il pesante ipervenduto del titolo difficilmente potrà essere smaltito velocemente. Nel breve potrebbe esserci un ulteriore tentativo di rimbalzo visto il calo dei volumi di queste ultime sedute, ma solo il recupero di 2,742 euro farebbe pensare ad un miglioramento del quadro tecnico.

 

Unicredit: nefasto l’incontro con la trend line ribassista di lunghissimo corso

Fonte: Bloomberg

Unicredit, dopo aver testato la trend line ribassista di lunghissimo periodo (in blu sopra), ovvero quella disegnata a partire dai massimi del 2007, ha avviato nuovamente la via del ribasso. Il grafico settimanale anche per UniCredit rimane orientato al ribasso. Lo si vede dai volumi, fortissimi, soprattutto la scorsa settimana, MACD ancora orientato al ribasso e RSI appena sceso in ipervenduto. Notevole anche la volatilità in questa fase di correzione. L’innesco per ulteriori ribassi sarebbe nella rottura di 13,4 euro, dove passa il ritracciamento del 50% di Fibonacci. Sotto tale livello UniCredit avrebbe ancora a supporto i 12,24 euro (61,8% di Fibonacci) e la trend line rialzista di lungo corso (in viola).

 

Il grafico daily pure rimane orientato al ribasso. Possibile un tentativo di rimbalzo su 13,44 euro, ma solo il ritorno sopra 15 euro con volumi significativi farebbe pensare ad uno scampato pericolo.

 

Mediobanca: in corso correzione del uptrend in auge dall’estate 2012

 

Diverso il quadro tecnico di Mediobanca rispetto ai due titoli precedenti. Anche se l’impostazione sul grafico settimanale è al ribasso, il titolo rimane inserito in un solido trend rialzista di lungo periodo e descritto dalla trend line ascendente costruita sui minimi di fine luglio 2012 e luglio 2016. Il primo test importante sarà quello dei 7,4 euro (dove transita il ritracciamento del 38,2% di Fibonacci) e in caso di rottura al ribasso rimane il solido supporto rappresentato dalla trend line rialzista e dai 6 euro. Livello molto forte che potrebbe avviare un recupero dei corsi interessante. Solo la rottura dei 6 euro e poi dei 5,45 euro aprirebbe scenari nefasti per il titolo.

Fonte: Bloomberg

FinecoBank: cerca di recuperare i 9 euro ma è probabile un ritorno verso gli 8 euro

 

Non vi è dubbio che FinecoBank abbia sovraperformato l’Euro Stoxx Banks, evidenziando una performance Ytd positiva del 3,5% vs il -14,3% dell’indice.

Fonte: Bloomberg

Se guardiamo al grafico settimanale (sopra) notiamo subito che RSI, pur andato sotto il livello del 50, è ben lontano dall’ipervenduto. Il MACD invece è orientato al ribasso. FinecoBank effettivamente sembra avere un po’ più di forza relativa, anche se è 8 euro il livello da monitorare con molta attenzione. Il titolo infatti, la scorsa settimana, dopo aver testato tale livello ha recuperato quasi tutto per chiudere solo in lieve ribasso.

 

La fase di rialzo avviata il 30 maggio però, e lo si vede bene sul grafico daily (sotto), non sembra molto convinta e l’incontro con i 9 euro, già fallito il 7 giugno, potrebbe riportare ad una veloce inversione verso gli 8 euro. In tale evenienza, il cedimento degli 8 euro aprirebbe la strada ad ulteriori pressioni ribassiste, con target primario a 7 euro. Sopra i 9,32 euro invece il titolo potrebbe evidenziare un miglioramento dello scenario.

Fonte: Bloomberg

UBI Banca: pronta ad atterrare sui 3 euro. In meno di un mese ha perso circa il 30%

UBI Banca in meno di un mese ha perso circa il 30%, passando da 4,42 euro del 15 maggio a circa 3,1 euro delle ultime sedute. Il titolo ormai sembra diretto verso la fascia di prezzo compresa tra il livello psicologico dei 3 euro e il ritracciamento di Fibonacci del 61,8% a 2,89 euro. Volumi e volatilità confermano l’intenzione di raggiungere tale livello. Nonostante il forte calo subito dai prezzi, la rottura di tale range aprirebbe la strada verso i 2,68 euro e 2 euro. Per un recupero di forza bisognerà quanto meno aspettare il superamento dei 3,48 euro.

 

Fonte: Bloomberg

 

Banco BPM: probabile un ritorno verso 2 euro

 

Sia il quadro grafico settimanale che daily di Banco BPM risulta piuttosto debole. Il titolo aveva dato segnali di stanchezza già negli ultimi mesi non riuscendo a recuperare la parte alta del canale rialzista all’interno del quale si stava muovendo dal dicembre 2016. Banco BPM infatti da inizio anno ha sempre faticato ad allontanarsi dai 3 euro, livello fondamentale per il titolo.

Fonte: Bloomberg

Il grafico weekly (sopra) evidenzia quanto detto. La rottura della parte bassa del canale ha avviato le forti vendite che hanno riportato il titolo fino a quasi 2 euro. Livello da cui i corsi hanno rimbalzato.

 

Un rimbalzo però che su grafico daily si vede essere poco convinto, in quanto i volumi sono in calo lungo la risalita. Molto probabile dunque un ritorno verso i minimi con target a 2 euro. Molto forte l’ipervenduto in intraday, così come i volumi esibiti al ribasso e la volatilità. Difficile pensare che possa esaurirsi senza almeno un ritorno sui minimi di maggio. L’innesco potrebbe essere il break al ribasso dei 2,28 euro. Positivo sarebbe invece il superamento in chiusura dei 2,5 euro.

Fonte: Bloomberg

Bper Banca: titolo nel trading range tra 4 e 5 euro. Fondamentale il rimbalzo sui 4 euro

Fase laterale per Bper Banca, che da marzo del 2017 viaggia all’interno di un range di prezzo compresa tra i 4 e i 5 euro. Il quadro non è ancora ben delineato al ribasso e sarà importante la tenuta dei 4 euro. Il break dei 4 euro, confermato sotto 3,8 euro (minimo di novembre 2017) darebbe il segnale definitivo di debolezza con supporti a 3,5 euro. Eventuale rimbalzo sui 4 euro sarebbe positivo ma andrebbe confermato col superamento dei 4,5 euro, visto lo scenario difficile per le banche, e avrebbe target a 5 euro.

 


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