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Alcuni giorni fa, nel pieno della bufera finanziaria, Debora Rosciani su Radio 24 chiese ad un dirigente di una nota banca di gestione:
“Cosa prevede per il futuro?”
“Dopo la tempesta torna il sereno” fu la candida risposta. In realtà il sereno non sarebbe venuto ma, anzi, la bufera sarebbe montata ancora più violenta. Ma questo è solo un dettaglio.
Fulminato da quella rivelazione, mi tornò in mente l’indimenticabile interpretazione di Peter Sellers nel film “Oltre il giardino”: “Prima ci sono la Primavera e l’Estate e dopo l’Autunno e l’Inverno”. E mi chiesi:“È per questa consulenza di gestione che i clienti pagano le commissioni? Per sentirsi dire che prima o poi arriverà il sereno?”
È la vecchia questione della mancanza di valore aggiunto dei servizi di gestione di portafoglio ma, se non la si discute quando i manager si abbandonano a consolatorie previsioni meteorologiche, quando altrimenti?
Qualche giorno fa ho pubblicato un breve commento sull’analogia che corre tra il profilo delle tre cime di Lavaredo e l’indice S&P500 della borsa americana.
Ora, la critica più comunque alla interpretazione tecnica dei mercati è che non avrebbe fondamento scientifico. Il problema è che è risaputo che talune configurazioni grafiche hanno una probabilità elevatissima di realizzarsi.
Nel caso che ho segnalato si tratta di una configurazione ribassista gigantesca, senza equivoci e tentennamenti, confermata dai dati macroeconomici che affluiscono e che vedono una forte frenata del PIL in tutto il mondo industrializzato. Se tale configurazione abortisse, sarebbe come a dire che l’indice azionario ha scherzato e riprende a salire prima di essersi sfogato, come in una colossale beffa … Molto improbabile …
Ora, questa configurazione l’hanno vista tutti i professionisti delle gestioni, gestori e promotori finanziari. Ma, a parte le iniziative che possono essere state prese all’interno dei fondi flessibili, a parte gli aggiustamenti di portafoglio espressamente richiesti dai clienti, mediamente sono del tutto mancati i suggerimenti degli strategist delle varie case di gestione ed i promotori si sono mediamente adeguati a questa reazione “nulla” agli sviluppi dei mercati. In parte vi sono costretti perché alcune case vedrebbero assai male un loro attivismo sul fronte della asset allocation strategica.
Quello che meraviglia, però, è che alcuni di questi promotori supervisionano portafogli importanti ed in teoria avrebbero il potere negoziale per imporre comportamenti diversi alle loro Case.
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