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Titolo di riferimento: MOLMED *
Quotazione al 29/05/2012 0,4650 (-1,08 %)
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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Jan 2005
Messaggi: 1,223
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Quatti quatti ci piazzano il delisting.....
scomettiamo??
hanno un sacco di cash ed entro 2 anni farmaci a mkt viste le quotazioni prima la tolgono dal mkt e poi super accordo con qualcuno. e mkt rimane a bocca asciutta. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() quasi quasi.... |
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#4 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jan 2005
Messaggi: 1,223
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In fila da Borsa Italiana per il delisting cinquanta "candidati"
LUCA PAGNI Caccia grossa al prossimo delisting. È l’ultimo gioco di Piazza Affari e va per la maggiore dopo il botto dei titoli Benetton. E non potrebbe essere diversamente: nei tre giorni a cavallo dell’annuncio, i titoli della famiglia di Ponzano Veneto sono schizzati del 30 per cento. Di cui almeno il 20 per cento nei due giorni antecedenti all’annuncio ufficiale alle autorità di controllo e al mercato; tanto da far scattare l’inevitabile indagine della Consob intenzionata a scoprire come e chi fosse diventato all’improvviso così preveggente. Al di là delle indagini sull’insider trading, in un contesto in cui la Borsa di Milano non brilla certo per le sue performance (nel 2011 si è confermata la peggiore del Vecchio Continente), gli investitori sono alla ricerca di scommesse su cui puntare. E la mossa dei Benetton, a detta dei più, potrebbe portare a una nuova fuga dal listino di Palazzo Mezzanotte. Il problema, semmai, è scoprire chi potrebbe seguirne l’esempio. Del resto, con le quotazioni così depresse la tentazione per molti imprenditori e soci di controllo è forte. Sono almeno una cinquantina segnala una primaria banca d’affari i casi in cui la cassa delle spa quotate è superiore alla capitalizzazione di Borsa, oppure la quota di capitale da ricomprarsi è talmente bassa che l’esborso per ritirare la società dalla Borsa, al prezzo attuale, è limitato. Quest’ultimo, per esempio, è il caso della Juventus, visto che con il recente aumento di capitale Exor è salita fino al 67% del capitale. O come ha fatto notare un recente report di Equita Sim, di Nice (con il patron Lauro Buoro che è al 70%) o al gruppo D’Amico (con la famiglia al 65,3%). Ci sono poi casi che si riferiscono a società che sono da tempo sotto i riflettori della cronaca finanziaria. Un’Opa che nei prossimi mesi andrà sicuramente in porto è quella di Edison. Ma in questo caso il mercato si è già attestato da tempo sul prezzo di 0,84 euro a cui Edf ha fissato l’offerta pubblica: in questo caso l’unica incognita su cui scommettere è l’esito della decisione della Consob, nel caso in cui si orienti ad alzare l’asticella. Un caso di scuola perfetto sarebbe quello di Saras. La società della famiglia Moratti è stata quotata nell’ultimo periodo di boom della Borsa al prezzo di 6 euro per azione e ora ne vale poco più di 1. A essere convinti del passo indietro della società di raffinazione sono gli analisti di Ubs, che ricordano le voci di un’operazione straordinaria che potrebbe legare Saras a un gruppo industriale concorrente. E, sempre negli ultimi giorni, gli operatori guardano con molta attenzione ai movimenti di Parmalat. Anche se il gruppo francese Lactalis, che si è appena aggiudicato l’ex impero di Tanzi, ha smentito l’addio alla Borsa, i movimenti sul titolo che ha guadagnato il 26% da inizio anno sono più che sospetti. Non solo, il Sole24Ore ha sottolineato come Parmalat non tenga più incontri con gli analisti e con la comunità finanziaria dall’11 marzo scorso, quando alla guida del gruppo alimentare c’era ancora Enrico Bondi. A dimostrazione, quanto meno, che aveva ragione chi sosteneva che la famiglia Besnier che controlla Lactalis non è certo favorevole alla trasparenza del mercato. Ma il fenomeno del delisting ha anche altri contraccolpi. La fuga dal listino rischia di amplificare la crisi di Piazza Affari. Nonostante da anni i vertici di Borsa spa si prodighino per incontrare le medie imprese italiane per convincerle a reperire fondi attraverso la quotazione, il movimento semmai è andato in senso opposto. Dall’inizio della crisi, nel 2008, sono state 58 le società che hanno dato addio al listino. Nell’ultimo anno, sull’indice principale il fenomeno ha interessato 14 gruppi, contro un solo debutto, per quanto di successo, come Ferragamo e uno ora annunciato, quello di Cucinelli. Il listino principale è così passato dalle 313 società di fine 2010 alle attuali 304, con un contributo sul prodotto interno lordo italiano che è appena al di sopra del 20 per cento: era dal 1996, ben prima del boom del titoli Internet, che il rapporto tra capitalizzazione delle società quotate in Borsa e Pil non raggiungeva livelli così bassi. Ma non è questo il tema che sta più a cuore ai manager della Borsa, visto che la capitalizzazione complessiva è molto legata alla crisi finanziaria e al crollo dei titoli bancari. Il vero cruccio è non riuscire a intercettare il mondo delle Pmi italiane che potrebbe dare una svolta a Piazza Affari e farla diventare il punto di riferimento per tutto il settore in Europa. |
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#6 (permalink) |
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Data registrazione: Aug 2009
Messaggi: 3,611
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disegni un'azienda che non esiste...questi, con la fame di soldi che hanno, non lasceranno mai la quotazione...se mai cercheranno di sollecitare nuovo e ulteriore interesse x giustificare un ulteriore futuro adc; (parere personale)
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#8 (permalink) |
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un anno fa preciso il titolo era a 42.5 con indice a 22mila (anche se molmed non è è influenzata ), gli studi erano più indietro , e da li a poco toccammo 0.78 dove purtroppo io entrai......ora partiamo con 10% in più rispetto anno passato con farmaci più avanti con esclusiva brevetti in Europa , san raffa sistemato, vogliamo oppure no cominciare a fare un po di rialzi?????? no dico....
Ultima modifica di max40 : 01-03-12 alle ore 15:05 |
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#9 (permalink) | |
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shadows were falling
Data registrazione: May 2011
Messaggi: 7,543
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