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#211 |
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Linee di credito Dietro l’aumento di capitale nomi come Vittorio Casale, Domenico Bonifaci, Paolo Sinigaglia. E Bipielle Suisse Lodi, la compagnia dei debuttanti Chi ha tirato fuori i soldi per la nuova Bpi? I fedeli dell’ex capo, le coop e noti imprenditori
S e la Banca Popolare Italiana è riuscita, tutto sommato, a riemergere dalla palude dove si era infilata per le megalomanie e le ruberie di Gianpiero Fiorani , lo deve in buona parte al successo dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi collocato in estate (20 giugno-15 luglio, 8 euro per azione). Qualcuno però è rimasto con il cerino in mano. La ricostruzione nelle pieghe di quell’operazione, destinata a finanziare l’acquisizione di Antonveneta , rende evidenti tre cose. La prima: le alleanze che intorno a Lodi si erano create durante le scalate Antonveneta e Bnl si sono saldate anche nel capitale della banca. La seconda: alcuni soci hanno potuto sottoscrivere i titoli grazie al sostegno finanziario della banca, diretto o indiretto. La terza: alla Bipielle Suisse è andata la tranche più rilevante di nuove azioni. Ne è uscita una banca più «fioraniana» che mai, proprio nel momento in cui l’ex numero uno è stato travolto dalle inchieste penali. Si sono rafforzate le coop e molti dei fidatissimi «incursori» di Fiorani (Besozzi , Marini e altri titolari dei portage Antonveneta), ci sono state le new entry di Vittorio Casale e Bellavista Caltagirone (ma loro smentiscono) e poi di molti altri imprenditori che hanno creduto al progetto della Grande Lodi. Ed è questo, con poche modifiche, l’assetto attuale. Uno dei nuovi ingressi, come detto, è quello della Maryland di Francesco Bellavista Caltagirone . Ha sottoscritto 1,38 milioni di azioni (11 milioni di euro) nell’aumento di capitale dando una discreta mano al successo del collocamento. Anche l’imprenditore romano Domenico Bonifaci (con famiglia), tra acquisti primaverili e sottoscrizioni estive, ha tirato fuori circa 15-20 milioni. Sui rapporti di entrambi con la Lodi c’è agli atti dell’inchiesta milanese la testimonianza dell’ispettore della Banca d’Italia Roberto Angeletti : «Bpi ha accordato a tre società del gruppo Bonifaci un bonifico di 65 milioni di euro. La particolarità è che questi finanziamenti erano frazionati e sono stati poi riuniti nella Gb Finanziaria , che ne ha utilizzati 55 per acquistare azioni Antonveneta con tempistiche analoghe agli altri concertisti. Tra gennaio e aprile 2005 la Gb di Bonifaci ha così realizzato plusvalenze per 17 milioni. La Maryland Group dell’ingegner Francesco Bellavista Caltagirone (ma indagato risulta il figlio Ignazio, nda. ) ha acquistato solo in marzo titoli Antonveneta, rivenduti in due tranche con plusvalenze per 9,8 milioni di euro: la prima è del 10 marzo, la stessa data di Ricucci-Garlsson . Quindi Maryland ha comprato e rivenduto a Fingruppo 46 milioni di azioni Hopa ». L’asse con Bologna e con il mondo delle coop si è dimostrato «dinamico» nel senso che Unipol è rimasta al palo (tutti i soldi erano concentrati su Bnl) ma la Sacmi di Imola, la Cooperativa Muratori e Cementisti , la Coemi Cooperativa Edile , la Coop Nordest e altre sorelle (in gran parte tutti già azionisti) hanno tirato fuori i soldi per l’aumento. Bipielle Suisse, secondo i documenti della Bpi, ha raccolto la tranche più rilevante: 7,7 milioni di azioni, pari a 61 milioni di euro. Ma, se è così, il saldo è zero perché la Suisse, la filiale delle operazioni più sporche, è una controllata. Anche il fondo Victoria & Eagle (di fatto espressione della stessa Bpi) ci ha messo una trentina di milioni e poco di meno uno sconosciuto imprenditore del lodigiano, Rocco Giannoni . Un’altra novità è l’editore-stampatore Vittorio Farina , comparso quest’estate tra i principali soci della banca. Ovviamente non poteva mancare il sostanzioso contributo (circa 11 milioni) del veneto Paolo Sinigaglia (Simod , Alpi Eagles ), che con Lodi aveva un rapporto strettissimo. E Vittorio Casale , l’amico di Giovanni Consorte ? Un paio di milioni di euro in sottoscrizione tramite la sua Operae. «Fiorani e Boni non li conosco nemmeno - ha dichiarato a un giornale - ho chiesto più volte finanziamenti a Lodi per le mie operazioni immobiliari ma me li hanno sempre negati». In realtà la scorsa estate contatti c’erano stati, grazie anche ai buoni uffici di Consorte. Curiosa la storia di Henderson , uno dei più grandi gruppi mondiali di asset management nonché storico socio istituzionale della Lodi. Nelle intercettazioni telefoniche estive (6 luglio, ore 13,50) l’ex direttore finanziario di Bpi, Gianfranco Boni , parla dell’aumento di capitale con Giorgio Giovannini , responsabile in Italia di Henderson e gli dice che «se comprano i diritti, il costo degli stessi gli può essere rimborsato in seguito». Dopo qualche minuto «Giovannini richiama Boni - sintetizza la Guardia di Finanza - dicendo che ha parlato con Londra e se gli danno "business" che gli rende il costo, non c’è bisogno di rimborsare». Giovannini fa il calcolo: basta che Bpi sottoscriva un milione di euro di Horizon , un fondo del gruppo Henderson. «Boni gli dice che va bene». E a Ricucci chi ha dato i soldi? 15 luglio ore 16,38 «Boni dice ad Antonella...di una lettera da fare in cui si conferma che entro lunedì entreranno 25 milioni di euro a favore della Magiste International quale pagamento dell’aumento di capitale». Poco dopo Antonella legge a Boni la lettera: «Come da intese vi confermiamo che lunedì 18 luglio 2005 provvederemo con pari valuta a mettervi a disposizione l’importo di euro 25 milioni a favore del C/C 232479 intestato alla Magiste International presso il vostro Istituto». corriere economia |
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SOLO speculazione o poco più.
Ma che per ora non sembra demordere. Dopo la stagione dei «furbetti» e le reazioni a catena che i falliti assalti della compagine Fiorani-Consorte hanno innescato, quella che il mercato si attende è una nuova stagione di consolidamenti e di ristrutturazioni all’interno dell’azionariato di molte società. Banche innanzitutto. «Ad esclusione di Unicredit, che ha già concluso un’operazione importante e definitiva come quella su Hvb e non ha la necessità di farne altre - commenta Alessandro Daffina, managing director di Rothschild Italia -, possiamo dire che tutto il sistema bancario è interessato al processo di consolidamento, che coinvolgerà sia banche popolari sia altri grandi istituti di credito». Pronti via, quindi. A cominciare dalla Bnl che, dopo il probabile secondo «no» di Bankitalia ad Unipol, entro pochi mesi troverà un nuovo azionariato di riferimento, con alla testa - salvo improbabili colpi di scena - proprio gli originari pretendenti del Bbva. Al di là delle tante operazioni possibili ora resta da capire come i nuovi sommovimenti e le situazioni ormai consolidate potranno impattare sulle quotazioni in Borsa dei titoli coinvolti. L’unica banca ad aver trovato finora un approdo stabile è stata quella che ha fatto saltare i sogni di gloria dell’ex numero uno di Banca Popolare Italiana Gianpiero Fiorani, la padovana Antonveneta. Che, per suo conto, dovrebbe aver finito la sua corsa a Piazza Affari. Il perché è presto detto: gli olandesi di Abn Amro, dopo aver perfezionato l’acquisto del 25,8% della banca da Bpi e aver raggiunto il 60%, si appresta a lanciare l’Opa (la seconda di Amsterdam) allo stesso prezzo pagato all’istituto di Lodi, vale a dire 26,50 euro. Questione di giorni, visto che il prospetto è praticamente pronto e già oggi potrebbe trovare la via della Consob. Se in un anno il titolo ha guadagnato oltre il 30% a Piazza Affari, sei mesi di tira e molla tra Opa lanciate e assalti falliti hanno portato il titolo a rialzarsi solo del 4,9%. Da un mese è praticamente immobile. «Da tempo su questa banca il mercato non fa più valutazioni sulla base dei fondamentali - spiega Marco Opipari, a capo dell’ufficio studi di Rasbank - ma solo sugli spunti speculativi. Quindi Antonveneta è un titolo che non terrei in portafoglio, almeno fino a quando le operazioni straordinarie in corso non ne bloccheranno le quotazioni». Caso simile è Bnl, «con qualche incertezza in più - continua l’analista - in quanto per ora il Bbva non ha ancora ufficialmente dichiarato le proprie intenzioni, anche se il mercato scommette su una sua nuova operazione». Se il titolo oggi vale 2,90 euro, fino a un anno fa gli analisti indicavano un valore «fair» (rapportato ai fondamentali) di 1,8-2 euro. «Va però considerato che tutto il sistema bancario ha registrato una rivalutazione negli ultimi mesi, visto che nel complesso il settore ha registrato una performance vicina al 30%». Attorno ad Antonveneta e Bnl sono molti gli interrogativi che riguardano le altre società coinvolte a vario titolo nei giri di volta del risiko. Unipol, ad esempio. «A questi prezzi la ritengo un’occasione - dice Riccardo Lagorio Serra, presidente di Profilo Asset Management Sgr -. Anche perché resta aperta la possibilità che la compagnia resti nell’azionariato di via Veneto e conservi un ruolo di primo piano nella bancassicurazione». Quanto invece al Monte dei Paschi di Siena, deciso a dare un addio definitivo all’azionariato di Bnl, conta molto quanto deciderà di fare l’azionista di riferimento, la Fondazione. «Comunque - sottolinea Lagorio Serra - non credo che Mps sia disposta a diventare una preda. Piuttosto è ipotizzabile un futuro da polo aggregante». Molte le ipotesi in campo, tra cui quella che vende il Monte tra i possibili pretendenti (con Carige) all’acquisto di eventuali dismissioni operate da Banca Popolare Italiana, ad esempio le Casse del Tirreno (che Bpi però non vorrebbe vendere). Ma la speculazione (che guarda pure a una possibile alleanza con Intesa) ha agito su Mps e ha portato in alto i prezzi, «che a questi livelli hanno portato il titolo ad essere piuttosto caro, non certo un’occasione», dice l’analista Rasbank. Difficile, invece, che le schermaglie all’interno di Olimpia tra Pirelli e Hopa (ex regno di Emilio Gnutti), possano impensierire i piccoli azionisti Telecom. «Comunque finiscano le trattative - dice Opipari -, con ogni probabilità non vedremo nuove quote di Telecom sul mercato. Piuttosto sul titolo influiranno positivamente l’alto dividend yield supportato da un’elevata generazione di cassa». E ora? Secondo gli operatori del mercato gli assetti del credito sono destinati a cambiare. Di mezzo ci sono innanzitutto le banche al centro di crisi conclamate. Su tutte Bpi e Popolare di Intra. Per la prima (+12% da inizio anno) gli operatori immaginano uno spezzatino delle controllate. Bpi stessa potrebbe finire al centro di appetiti di consorelle popolari. Pretendenti possibili ce ne sono molti, tra cui la Popolare di Milano o il Banco Popolare di Verona e Novara, sospinte in Borsa proprio nella prospettiva di diventare poli aggreganti. Per la Intra (in un mese ha guadagnato oltre il 10%, nonostante le ripercussioni sui conti dello scandalo FinPart), qualora fallisse il tentativo di restare autonoma - a giorni è attesa una risposta di Bankitalia sul suo futuro in solitaria - si è già appalesato l’interesse concreto della Popolare di Vicenza. Nel frattempo Piazza Affari ancora attende le mosse di Intesa e Sanpaolo, grandi assenti nella stagione delle acquisizioni allo sportello. tuttosoldi |
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Il gruppo di Amsterdam presenta il prospetto informativo alla Consob: verso la revoca della quotazione Antonveneta, arriva l’Opa all’olandese Abn Amro: offerta sul 39%, agli azionisti circa 3,25 miliardi
AMSTERDAM - Arriva infine l’offerta pubblica di acquisto di Abn Amro su Antonveneta. Dopo la battaglia dell’estate con la Popolare Lodi di Gianpiero Fiorani (ora Popolare Italiana), finita nelle aule di tribunale, ieri è partita l'ultima fase dell'acquisizione della banca padovana da parte del gruppo olandese. L’istituto di credito guidato da Rijkman Groenink ha presentato alla Consob il prospetto informativo per il lancio dell'Opa volontaria e totalitaria sul 38,8% del capitale a 26,5 euro per azione. Se l’offerta avrà pieno successo, Abn sborserà 3,25 miliardi di euro, dopo averne spesi circa 4 per rilevare il 60,11% già in portafoglio. Altri dettagli sull’ultima tappa dell’operazione sono attesi questa mattina nel corso della presentazione da parte dei vertici del gruppo olandese dei risultati 2005. Tra l’altro resta da chiarire la sorte del pacchetto del 13,5% della banca padovana sequestrato dalla magistratura ai "concertisti" che avevano affiancato Fiorani nella scalata dell’estate, dalla Fingruppo alla Gp Finanziaria di Emilio Gnutti, fino a Tiberio Fausto ed Ettore Lonati, a Danilo Coppola e alla Magiste di Stefano Ricucci. Proprio ieri i legali di Emilio Gnutti hanno preannunciato che nei prossimi giorni chiederanno ai giudici il dissequestro. Il pacchetto, affidato alle cure di un custode giudiziario, Emanuele Rimini, è oggetto di un preliminare di vendita ad Abn siglato alla fine di settembre e in scadenza a marzo. Lo stesso accordo riguardava anche la partecipazione detenuta da Lodi ceduta nelle scorse settimane. È stato infatti proprio l'acquisto del pacchetto del 25,9% in portafoglio alla Popolare Italiana, il 2 gennaio scorso, a far scattare l'obbligo dell’Opa. Diverso appare invece il caso delle azioni che fanno capo all’immobiliarista Coppola, che ha presentato ricorso in Cassazione. Ma se la sua quota dell'1% circa dovesse rimanere sotto sequestro, Abn potrebbe rilevarla in seguito con il meccanismo dello «squeeze out», che consente di comprare le quote residue ancora in circolazione dopo che un’offerta di acquisto ha superato una quota del 98%. Da oggi, comunque, tocca alla Commissione presieduta da Lamberto Cardia. Tra settembre e ottobre, Abn ha già ricevuto il via libera da Commissione Ue, Bankitalia, Banca d’Olanda e anche dall’Isvap, l'authority sulle assicurazioni intervenuta per via di Popolare Vita, la compagnia posseduta da Antonveneta. Malgrado lo stop di un anno dovuto allo scontro con la Bpi, il gruppo olandese ha ribadito che «Antonveneta rappresenta una piattaforma ideale per sviluppare in Italia il proprio secondo mercato domestico europeo», avendo la banca padovana «un significativo potenziale di crescita ulteriore e di sviluppo». Gli olandesi hanno ripetuto che con l'ingresso nel gruppo si rafforzerà il ruolo di Antonveneta come «banca a servizio ed a supporto del territorio e dell'economia locale, tramite la valorizzazione delle risorse professionali locali e l'ampliamento della gamma del prodotti offerti». Abn Amro prevede che l'Opa possa iniziare già in febbraio e terminare entro marzo. Nelle more delle decisioni dei giudici sul pacchetto sotto sequestro, gli olandesi hanno intanto annunciato che, a seconda dei risultati dell’offerta pubblica, lo sbocco naturale dell’operazione sarà la revoca della quotazione dei titoli Antonveneta. Marika de Feo corriere |
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Spunta The Guido Servergnini trust
PRIMO PIANO i numeri delle casseforti dei commercialisti milanesi Sarà anche "una briciola" come l' ha definita Oreste Severgnini, ma quelle 826.400 azioni della Mediobanca, pari allo 0,1061% del capitale, hanno assicurato ai più famosi commercialisti di Milano non solo l' entrata nel patto di sindacato di Piazzetta Cuccia ma anche notevoli soddisfazioni economiche. La loro cassaforte Finsev, infatti, ha proceduto a rivalutare la partecipazione per complessivi 2,08 milioni portando così, come si evince dal bilancio 2004, il valore delle partecipazioni a 9,7 milioni. L' ufficio di via Camperio, dove ha sede anche la Finsev, era dominato, fino alla scomparsa l' anno scorso, dal patriarca Guido. Lui i grandi vecchi della finanza italiana li aveva conosciuti tutti, a cominciare da Enrico Cuccia e Michele Sindona per arrivare a Vincenzo Maranghi. E per finire con Stefano Ricucci, che ai Severgnini s' era rivolto, in piena scalata alla Rcs, per revisionare i conti della sua lussemburghese Magiste international. Molti industriali italiani del Nord Italia sono passati dallo studio fondato nel 1938 e che ancora oggi svolge principalmente la classica attività dei commercialisti e dei revisori contabili: consulenza fiscale e societaria, tenuta di contabilità e bilanci, ma anche regolamentazioni patrimoniali e successorie con la creazione di appositi trust. D' altra parte la stessa Finsev, con un capitale sociale di 19,5 milioni, è controllata per 18,7 milioni di titoli dal The Guido Severgnini trust, con sede nel Delaware e il cui trustee è Jay H. McDowell, mentre le quote restanti sono divise in parti eguali tra i due figli, Oreste e Carlo. Riservatissima razza, quella dei Severgnini, ma anche profondamente impegnata nel sociale e nelle attività benefiche e scientifiche. A presiedere la loro cassaforte c' è un' altra vecchia conoscenza della finanza, Gianmario Roveraro, fondatore della Akros. Finsev, dopo la brillante operazione in Seat attraverso una quota nel fondo Investitori associati II, è da poco entrata, s******** 40 milioni per l' 1,96%, nell' emittente iberica Antena 3, controllata dalla De Agostini e dal gruppo Planeta. La società ha chiuso il 2004 ritrovando l' utile: il profitto netto è stato infatti di 973.251 euro rispetto alla perdita di 3,6 milioni dell' esercizio precedente, merito dei ricavi dell' attività base, saliti da 1,5 a 2 milioni. Durante l' anno la cassaforte dei Severgnini ha emesso un prestito obbligazionario di 7,2 milioni. Ma, soprattutto, ha fatto ordine nella partecipata lussemburghese Finsev sa con la cessione della Esse invest sa e di crediti per 15 milioni al The Guido Severgnini trust.il mondo 30 dic |
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A Lodi Bpi, manca il vicepresidente Consiglio riunito l’8 febbraio Guidi in pole, stop a Olmo
(pa.pic.) E’ rimasta vacante la poltrona da vicepresidente alla Bpi. Carica sulla quale il nuovo consiglio, che lunedì ha nominato Divo Gronchi amministratore delegato e Piero Giarda presidente, ha iniziato il confronto. Il nodo da sciogliere per i sedici consiglieri (tra i quali è stata eletta una donna, Maria Luisa di Battista, docente di Economia a Piacenza) sarebbe l’attribuzione o meno dell’incarico a un lodigiano. Stando ai numeri, in pole position c’è un toscano, Andrea Guidi, presidente degli industriali della provincia di Lucca, il più votato dall’ assemblea. Il meno votato in assoluto è stato, come noto, Giorgio Olmo, già vicepresidente con Fiorani, che secondo alcune indiscrezioni, avrebbe aspirato alla riconferma. Il segnale inviato dalla base (il suo nome è stato «cancellato» da oltre 1.400 soci), però, sarebbe stato accolto dai vertici. Una nuovo consiglio è ora in agenda l’8 febbraio. LE CONFESSIONI DI BONI «Da Fiorani e Gnutti soldi in nero MILANO - Soldi in nero da Fiorani a Gnutti speculando su titoli Telecom a spese dalla Banca Popolare di Lodi. L’accusa dei pm è stata confermata in carcere da Gianfranco Boni, l’ex direttore finanziario della Bpl-Bpi, nell’interrogatorio del 24 gennaio ora depositato in tribunale. «Gnutti aveva richiesto a Fiorani di riacquistare a un prezzo superiore a quello di mercato azioni Telecom - spiega Boni - in modo da crearsi una plusvalenza di un milione e mezzo di euro». L’operazione è del dicembre 2004: il mese in cui Fiorani e Gnutti lanciano la scalata-pirata ad Antonveneta. «Sono stato io a consegnare materialmente a Gnutti il denaro, che avevo ricevuto in busta chiusa da Fiorani, che a sua volta lo aveva avuto da Spinelli», l’ex tesoriere personale ora agli arresti domiciliari. La confessione non è spontanea: Boni parla quando i pm gli mostrano i documenti dell’«operazione Gnutti-Telecom» sequestrati nei suoi uffici. Il verbale inserisce Gnutti nel sistema di «spartizione del bottino» che ha garantito enormi arricchimenti a Boni e Fiorani: operazioni di borsa pilotare dalla Bpl-Bpi per regalare plusvalenze a clienti privilegiati, che ne restituiscono due terzi in nero ai banchieri e agli amici manager (spesso in cambio di informazioni privilegiate). Per montare l’«operazione Gnutti-Telecom» la banca usa i conti di sei clienti, che si vedono così accreditare «4 milioni e 493 mila euro» anche se «solo uno ha investito capitale proprio: per tutti gli altri l’operazione è stata finanziata dalla banca». A questo punto non resta che tagliare la torta in tre fette: «Gli accordi erano che 1,5 milioni di euro li avremmo divisi in parti uguali io, Fiorani e Spinelli; e la rimanente parte sarebbe stata ripartita tra i sei clienti. Gnutti ha avuto la sua parte, mentre per il resto - giura Boni - la spartizione non ha avuto luogo: le plusvalenze sono sono rimaste sui conti degli intestatari». P. B. corriere |
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FOCUS
Popolare Crema, il raider Preatoni e la «class action» S ono passati quasi dieci anni dal suo primo tentativo di scalata alla Popolare di Crema. Anni di battaglie a colpi di carta bollata che non hanno scoraggiato Ernesto Preatoni, un tempo noto per i suoi blitz nella finanza, oggi imprenditore turistico-alberghiero (Domina Vacanze, 3 mila dipendenti). Preatoni è alla guida della «prima class action promossa in Italia da un gruppo di azionisti». Anzi, ex azionisti, della Crema, che chiedono l’annullamento dell’Opa lanciata dall’allora Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, poi Bpi. corriere |
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Antonveneta, parla il numero uno di Abn Amro Groenink al debutto italiano: «La sfida? Tagliare i prezzi»
FRANCOFORTE - Grande attesa a Padova per l'arrivo del numero uno di Abn Amro Rijkman Groenink previsto per questa mattina, per un incontro con lo staff di Antonveneta, in previsione del lancio dell'Opa. Mentre parla con il Corriere , il banchiere olandese 56enne nasconde a malapena la soddisfazione per come si è conclusa la «vicenda Fazio». Signor Groenink, cosa dirà allo staff nella prima visita dopo l'acquisto della maggioranza assoluta? «Dirò che sono veramente soddisfatto e orgoglioso per come si è risolta la vicenda. E spiegherò che il nostro arrivo non sarà certo un freno. Semmai un punto di partenza, perché la nostra priorità è far crescere la banca, attraverso l'integrazione in Abn». Qualche altro dettaglio? «Spiegherò che, diventando parte del gruppo Abn Amro, si tratterà di conformarsi alle regole. Che sono severe, e fissano regole di lavoro reciproco: come ordinare le priorità e gestire il rischio e le opportunità». Pensava di provocare tutto questo terremoto, in Italia, presentando ricorso al Tribunale e facendo partire poi il 'caso Fazio? «Certo no. Io intendevo soltanto difendere i nostri diritti e i nostri interessi». Ma in sostanza, il sistema ha dimostrato di essere più sano di quanto molti hanno detto. «Senz'altro. Il sistema ha dimostrato di essere resistente e sono fermamente convinto che in futuro sarà ancora più trasparente e opererà meglio di prima. Con un'elevata consapevolezza di che cosa è o non è opportuno». Ma a quale costo... «Sia la Consob, sia il sistema giudiziario hanno dimostrato di saper fare il loro dovere. E se Bankitalia avesse rifiutato l'autorizzazione alla Popolare italiana tutto sarebbe andato in modo diverso». Quali sono i suoi piani ora? «Li illustrerò quando saranno pronti. Nel frattempo racconterò un piccolo aneddoto: non posso più recarmi nel paesino in Toscana vicino alla località dove possiedo una casa, perché vengo praticamente assalito dagli abitanti. Che mi chiedono continuamente quando ridurrò i costi delle attività bancarie. Purtroppo la risposta è una sola: in questo paesino ci sono solo due istituti concorrenti, e non abbiamo filiali nostre». Marika de Feo corriere |
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I conti del colosso dolciario E il raider delle popolari cerca l’intesa con Lodi Preatoni dalla «guerra» con Fiorani al comitato dei soci della Crema
Dieci anni dopo è solo un po’ più grigio, lo scorso giugno ha compiuto 63 anni, e più abbronzato, forse per le frequenti puntate in una delle sue creature turistiche, Coral Bay, a Sharm el Sheikh. Per il resto, Ernesto Preatoni, sguardo e parlantina veloci, non è molto cambiato. Anzi, dice, «mi sento ringalluzzito». Deve essere l’effetto-Popolare di Crema, l’inebriante prospettiva di un affondo finale sulla più lunga e impegnativa battaglia della sua vita. Un tormentone iniziato dieci anni fa e che, negli ultimi cinque, ha visto l’ex finanziere d’assalto impegnato nella dura contrapposizione al «furbetto» di Lodi, Gianpiero Fiorani, e alla sua discussa scalata, del 2000, alla Popolare di Crema. Un’Opa sulla quale sono accesi i fari della magistratura e della Consob. Da ieri Preatoni presiede un comitato di ex azionisti della Crema, 120 le adesioni già raccolte, danneggiati dall’ operazione condotta dall’allora Popolare di Lodi. «Gianpiero Fiorani doveva essere fermato ai tempi della scalata occulta alla Popolare di Crema - attacca Preatoni in una conferenza stampa, alla presenza degli avvocati che lo assistono -. Lo schema utilizzato è stato riproposto nel fallito assalto ad Antonveneta, con il quale Fiorani ha arricchito i suoi amici con i soldi della banca». Definito nelle cronache finanziarie come lo «scalatore delle Popolari» o «il raider di Garbagnate», Preatoni, oggi, è un imprenditore residente a Tallinn, in Estonia, dove si è trasferito con i figli e la moglie islandese Olga subito dopo la sconfitta subita a Crema, ed è a capo di un gruppo alberghiero con 3 mila dipendenti e quasi 150 milioni di fatturato. Tentò, nello stupore generale, il blitz nel salotto buono mettendo insieme fino al 6% delle Generali ma, a differenza dei «furbetti» di oggi, dice di «aver sempre rispettato le regole, almeno le regole di allora». Passò non pochi guai con la giustizia («sono stato rivoltato come un calzino - ha detto in una recente intervista il fondatore della Parin, sim che fu radiata dalla Consob - ora sono fuori da tutto, sono incensurato») e adesso è alla magistratura che pensa di rivolgersi per dar corso «alla prima class action italiana». I danni a carico degli ex soci della Crema - i quali «subirono pressioni da Fiorani per vendere a 60 mila lire titoli sui quali poi la Lodi, già in possesso della maggioranza della banca, fece un’Opa a 200 mila lire» - potrebbero ammontare a qualche centinaio di milioni. Ma prima di chiedere i danni, e la nullità dell’Opa, Preatoni gioca la carta di un accordo con i nuovi vertici di Lodi e chiede un incontro con Divo Gronchi. Ha vinto in Cina la contesa sui falsi Rocher, che ora la Ferrero porterà anche in Canada, in uno stabilimento attivo da luglio. Ma la società guidata da Pietro Ferrero (foto) ha chiuso il bilancio 2004-2005 con un fatturato consolidato di 5,1 miliardi (?6,5%). In crescita anche i ricavi pari a 1.942 milioni (?4,1%) mentre l'utile netto è stato di 133,1 milioni. Il finanziere Ernesto Preatoni: tra le sue intuizioni i villaggi a Sharm el Sheikh Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato della Popolare di Lodi Paola Pica corriere |
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ItaliaOggi - Mercati e Finanza - Numero 029, pag. 11 del 3/2/2006
08 Antonveneta: quattro rebus per i pm Ci sarebbero almeno quattro aspetti della fallita scalata ad Antonveneta su cui i magistrati milanesi si starebbero concentrando negli ultimi interrogatori con l'ex a.d. di Bp italiana, Gianpiero Fiorani. Il primo riguarderebbe il numero di concertisti che hanno partecipato al tentativo di scalata. Secondo i magistrati infatti ai primi 18 identificati anche nei provvedimenti della Consob se ne sarebbero aggiunti molti altri. Il secondo riguarderebbe i rapporti intercorsi tra Abn Amro e Bp italiana. Ovvero se i tentativi di raggiungere un accordo per evitare lo scontro fossero reali o se Fiorani & c. avessero già deciso la scalata e quindi i contatti con gli olandesi fossero solo di facciata. Un altro punto invece riguarda il nodo Bankitalia, e più precisamente quanto dell'operazione era effettivamente a conoscenza dell'ex governatore Antonio Fazio. Infine c'è il capitolo Consorte-Sacchetti. I magistrati vogliono capire se gli ex dirigenti di Unipol abbiano partecipato alla scalata della banca padovana e se le loro posizioni Bpi siano da considerare nella categoria dei clienti privilegiati dell'istituto lodigiano. Quanto al nuovo corso di Bpi, ieri l'a.d. Divo Gronchi, parlando agli investitori, ha annunciato che l'istituto progetta la vendita di 200 mln in asset immobiliari; starebbe anche pensando di ridurre il portafoglio azionario per 1 mld euro. |
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#220 |
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Attualità SCALATE D'ITALIA
Indovina chi c'è a San Vittore Il 27 dicembre il senatore di Forza Italia Comincioli incontra in segreto un vecchio amico. Il detenuto Gianpiero Fiorani di Peter Gomez e Leo Sisti Che cosa si siano detti non lo sa nessuno. Stando al codice non possono aver parlato dell'inchiesta. La legge sul punto è tassativa: non sono ammesse domande di tipo processuale. Ma in certi casi, per far capire che gli amici non ti hanno abbandonato, basta una visita. Specialmente se chi te la fa è uno dei più vecchi collaboratori del presidente del Consiglio. Così è facile immaginare come si sia sentito Gianpiero Fiorani la mattina del 27 dicembre quando, dopo 14 giorni di carcerazione preventiva, ha visto presentarsi in gran segreto a San Vittore Romano Comincioli, senatore di Forza Italia eletto nel collegio di Lodi, ex compagno di classe di Silvio Berlusconi e soprattutto grande sostenitore di Stefano Ricucci nel tentativo di scalata estiva al 'Corriere della Sera'. Comincioli bussa al portone di piazza Filangieri 2 di sorpresa. Come parlamentare può, anche senza preavviso, "a qualunque ora del giorno e della notte", avere colloqui con i carcerati, in virtù di una legge del 1975. Dopo una rapida registrazione, viene accompagnato da un funzionario fino all'infermeria del carcere dove l'ex numero uno della Banca Popolare di Lodi (Bpl) è detenuto per associazione a delinquere, aggiotaggio, riciclaggio e appropriazione indebita. Il loro è un incontro tra vecchi amici. I due si conoscono dal 1991. Cioè dal periodo in cui il banchiere lodigiano, dopo aver seguito personalmente l'acquisizione della Banca Rasini da parte della Bpl, era stato per qualche tempo direttore del piccolo istituto di piazza dei Mercanti a Milano: una banca di cui Comincioli, come tutta la famiglia Berlusconi, era cliente storico. Quando Comincioli e Fiorani si vedono il clima politico è dei peggiori. In Parlamento in molti trattengono il respiro. La questione Unipol non è ancora esplosa in tutta sua virulenza. Sui giornali è invece partita la caccia ai nomi eccellenti del centro-destra che, secondo indiscrezioni, Fiorani avrebbe fatto nei primi interrogatori. Si parla del presidente forzista della commissione Trasporti del Senato, Luigi Grillo; del deputato Udc Ivo Tarolli; del sottosegretario alla Riforme ed ex manager di Publitalia Aldo Brancher e del suo diretto 'superiore', il ministro leghista Roberto Calderoli, indicato da Donato Patrini, uno delle gole profonde dell'indagine, come un parlamentare particolarmente insistente nel chiedere alla Bpl denaro e favori. Negli articoli spunta, anzi rispunta, anche il nome di Comincioli. Come era già emerso durante l'estate dalle intercettazioni della Finanza, Ricucci gli è particolarmente affezionato. Lo chiama 'zio Romy' e lo utilizza, assieme al banchiere d'affari ed ex manager Mediaset Ubaldo Livolsi, come ufficiale di collegamento attraverso il quale tenere Berlusconi informato sull'andamento del suo attacco (finanziato dalla Popolare di Lodi) a via Solferino. Queste relazioni non imbarazzano però Comincioli che, due giorni dopo Natale, sfrutta appieno le sue prerogative di parlamentare e incontra in carcere l'ex boss di Bpl che finora, secondo quanto risulta a 'L'espresso', non è riuscito a spiegare in maniera convincente perché ha finanziato con 570 milioni di euro l'acquisto di azioni Rcs da parte di Ricucci. C'è un nesso tra la visita di Comincioli a San Vittore e l'atteggiamento di chiusura di Fiorani sulla vicenda 'Corsera'? Nessuno può dirlo. Fatto sta che 24 ore dopo il colloquio ad uscire allo scoperto è un altro uomo vicinissimo al Cavaliere: il cordinatore di Forza Italia Sandro Bondi. In un'intervista al ' Giornale' di Paolo Berlusconi, a sorpresa Bondi propone ai Ds un patto: unirsi per bloccare i poteri forti. Riferendosi al fallimento delle scalate estive e alle critiche della grande stampa dice: "Gruppi economici vogliono imporre il loro disegno tecnocratico. Basta delegittimarci. Apriamo un confronto sulle idee: solo così si rafforza la politica". La Quercia rispedisce al mittente l'invito. E cinque giorni dopo 'il Giornale' pubblica il testo (mai trascritto e mai depositato) di un'imbarazzante telefonata tra il segretario Ds Piero Fassino e il presidente di Unipol Giovanni Consorte. A quel punto la 'liason' tra Fiorani e il centrodestra passa totalmente in secondo piano. Eppure dalle carte in mano ai pm emergono molti aspetti ancora da chiarire. Primi fra tutti i legami di tipo economico tra la Popolare di Lodi, lo stesso Comincioli e un gran numero di suoi colleghi della maggioranza. Negli atti si legge che tutti ricevono soldi da Bpl: Tarolli (fido da 300 mila euro), Grillo (scoperto fino a 250 mila), l'ex cordinatore regionale di Forza Italia Paolo Romani (affidato per 200 mila); Calderoli (che avrebbe chiesto un prestito per la compagna da 800 mila euro, ma il ministro nega) e Brancher. Quest'ultimo, secondo l'ex manager Patrini, avrebbe fornito alla Lodi i nominativi di altri parlamentari da finanziare. Avrebbe insomma svolto un ruolo da lobbista assieme a un secondo personaggio, già individuato dagli investigatori, il cui nome è ancora top secret. Anche Brancher è un cliente della Bpl da cui ha avuto (attraverso la compagna) 300 mila euro al termine di una complessa operazione finaziaria. Poi c'è Comincioli. 'Zio Romi' ha bisogno di soldi? Ecco che la Lodi gli concede nel 2004 un aumento di fido da 25 a 50 mila euro per comperare una barca. Ma non basta. Un altro affidamento di 150 mila euro, sia pure indirettamente, lo riceve la To do Outdoor srl (pubblicità sui taxi delle grandi città), di cui Comincioli possiede il 19 per cento. Altri aiuti arrivano poi da Aldino Quartieri, sindaco della Bpl e commercialista di fiducia di Fiorani. Quartieri nell'aprile 2001 apre un conto per promuovere proprio l'elezione di Comincioli. Non è la prima volta. Fin dal marzo '95 il professionista è attivo infatti nell'organizzare comitati per i candidati del centrodestra della sua città: prima Elio Caccialanza (Provincia di Lodi) e poi Ernesto Capra, aspirante sindaco. La storia dei rapporti tra Fiorani e la politica, del resto, è sostanzialmente una storia tutta orientata a destra. Ancora nei mesi scorsi al telefono il banchiere di Lodi ha colloqui frequenti con il presidente della commissione Bilancio del Senato, il leghista Giancarlo Giorgetti, in quel periodo ancora impegnato con la Lodi nel tentativo di salvataggio di Credieuronord, la banca dei leghisti; con il suo collega di partito Alberto Brambilla, sottosegreario al Welfare, e con il presidente della commissione Ambiente della Camera, Pietro Armani (An). Un altro canale di comunicazione con la politica è poi l'imprenditore Paolo Sinigaglia, azionista della compagnia aerea Alpieagles, ex compagno di scuola del presidente della regione Veneto Giancarlo Galan (Forza Italia), responsabile del Circolo di Marcello Dell'Utri a Padova e abituale frequentatore di Palazzo Chigi. Con Sinigaglia Fiorani si sente per telefono quasi tutti i giorni. E il 30 aprile 2005, quando l'assalto di Bpl ad Antoveneta sembra aver avuto successo, lo fa entrare nel consiglio di amministrazione dell'istuto di credito. Sinigaglia nell'avventura di Fiorani ci crede. Difende pubblicamente l'operato del governatore di Bankitalia Antonio Fazio e fa proselitismo in favore della Lodi tra i suoi amici parlamentari. Tanto che il 25 luglio il deputato di An Filippo Ascierto arriverà a scrivere in un sms inviato al numero uno della Bpl: "Il mio amico Paolo Sinigaglia mi ha parlato delle difficoltà Antoveneta. Se mi chiama sono pronto con un gruppo di parlamentari per un'interrogazione. Comunque sono a disposizione". Il giorno dopo con Fiorani si fa vivo direttamente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Siamo vigilia dell'intervento con cui la Consob sospenderà l'Opa su Antoventa. Letta vuole parlare di questo? Mistero. Con Fiorani il braccio destro del premier (mediatore il solito Sinigaglia) ha anche una seconda partita aperta: salvare dal fallimento la Cit, la compagnia italiana del turismo di cui si sta occupando come advisor Livolsi. Ma questa volta Fiorani non ci sta. Gli si chiede troppo. E per una volta si rifiuta. Espresso |
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