Vi espongo brevemente il caso:
1) nel 2005 con un testamento pubblico il testatore nomina eredi universali la moglie ed i 2 figli, attribuendo per ciascuno di loro una quota del suo patrimonio, rappresentato esclusivamente da un immobile.
2) nel 2006 egli decide di donare alla moglie la quota dell'immobile che nel testamento le eveva attribuito come eredità. Su tale quota la moglie paga allora le imposte ipotecaria e catastale conseguenti alla donazione.
Ora, alla morte del marito, si presenta il problema di presentare la dichiarazione di successione, obbligo che la legge pone in capo ai chiamati all'eredità enro 12 mesi dlla data di apertura della successione. Per assolvere tale obbligo è necessario il pagamento in autoliquidazione delle imposte ipotecaria e catastale relative all'immobile caduto in successione.
Le domande sono le due seguenti:
1) visto che la moglie ha già ricevuto con la donazione la quota spettantele in eredità, sulla quale ha dunque già pagato l'imposta ipocatastale, e considerato che, allo stato attuale, la successione si apre solo per quanto riguarda la quota di eredità spettante ai due figli, è corretto ritenere che debbano essere loro a pagare le relative imposte ipotecaria e catastale?
2) qualora i due figli manifestassero il loro disinteresse al pagamento di dette imposte e alla presentazione della dichiarazione di successione, è possibile che anche la madre in conseguenza di un eventuale accertamento da parte dell'agenzia delle entrate rischi una sanzione?
A mio parere il problema si pone sotto il punto di vista dl coordinamento tra l'obbligo di presentazione della dichiarazione di successione, che la legge impone agli eredi, ed il pagamento delle imposte ipotecarie e catastali che dovrebbero spettare su quanto effettivamente da essi ereditato e dunque spettare in capo a chi in concreto eredita qualcosa.
Che ne pensate?